C'era una volta la lotta politica 3
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- Pubblicato: Sabato, 16 Gennaio 2010 07:24
Il movimento Torre Civica monopolizzò la scena politica opponendosi alla Democrazia Cristiana. Questo per oltre un ventennio. Era un paese diverso, altre erano le funzioni ed i compiti del Municipio. Il fondatore, come già ricordato, era il Geometra Domenico Greco che rivestì la carica di Sindaco per due legislature. Successivamente il timone del movimento venne preso prima da Ferruccio Greco e Antonio Chiappetta legati anche da vincoli parentali con lo storico fondatore del movimento e infine dal nipote Peppino Greco medico ginecologo (Peppinuccio) che riportò la Torre Civica in Comune alle elezioni del giugno del 1975 rivestendo la carica di Sindaco. Non di poco conto il ruolo di Donna Rita in tutte le attività del movimento.Negli anni intercorsi dall’ultima sindacatura di Don Micuzzo Greco fino a quella di Peppinuccio Greco ci fu un dominio assoluto del partito della Democrazia Cristiana il cui leader indiscusso fu, come già ampiamente ricordato, Don Ciccio Fusaro. La Democrazia Cristiana espresse i seguenti Sindaci: nel 1960 l’Avvocato Adolfo Martire, nel 1965, il dott. Nicola Santoro e nel 1970 Vincenzo Santelli. Nel frattempo la Torre Civica subiva una contaminazione ideologica. Si resero protagonisti di ciò giovani, che comunque appartenevano alla tradizione Torrista, fra questi Franco Caputo, Lorenzo Chiappetta, Salvatore Greco, Tonino La Valle, Giannino Dodaro, Luigi Bisceglia affiancati dai più anziani Ottavio Greco, Adolfo e Domenico Mandarino, che animarono la sezione del Partito Socialista Italiano. Il Partito era presente nel dibattito politico e organizzava consenso, ma la scelta per i capilista alle elezioni comunali era comunque prerogativa dei Torristi. Negli anni 60 fino al 1975 il PSI rappresentò la sinistra locale, i comunisti non esistevano fatta eccezione per l’attivismo di un emiliano confinato politico di nome Ciro Roli. Il partito di Turati di Nenni e di Pertini fu attivo in paese quanto la DC. La sezione era strutturata secondo i dettami statutari con tanto di congressi che eleggevano segretari e direttivi. L’azione politica si esplicitava attraverso le riunioni in sezione e la divulgazione di volantini che venivano confezionati con la battitura sulle macchine da scrivere Olivetti degli scritti che poi venivano distribuiti in paese. Diversi fogli e diverse battiture con la oramai dimenticata carta carbone. I Socialisti hanno avuto sempre una sezione aperta, hanno avuto sempre un luogo fisico dove potersi riunire fino allo scioglimento del partito avvenuto nel 1994. I riferimenti erano Cecchino Principe e Giacomo Mancini. Principe sentiva “suo” il paese, forse per la vicinanza geografica della sua Rende. Sosteneva ampiamente l’azione politica del Partito ed ingaggiava memorabili duelli dialettici con Don Ciccio Fusaro. Mancini regalò ai Socialisti Cerisanesi la possibilità di ospitare il segretario nazionale del Partito. Tenne il suo discorso in Piazza Greco. Davanti al palco i Socialisti con il fazzoletto rosso al bavero. Una festa dell’orgoglio socialista. Ebbe così origine l’odio dei Democristiani o meglio di quella nomenclatura che solo dopo la morte di Don Ciccio provò a brillare di luce propria, per i Socialisti considerati i veri avversari politici. Non a torto in quanto furono diversi gli inciuci con rampolli di famiglie comuniste nel corso degli anni. Prima della manifestazione al Bar di Compa’ Ntonu, Mancini gustava un caffè, al suo fianco Totonno Presta (u scarparieddru) esclamò: “Ho il grande onore e il privilegio di prendermi il caffè con il Segretario nazionale del Partito Socialista Italiano.” Quando l’appartenenza e la militanza avevano un valore.





