Visita guidata
Il governo degli enti locali
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- Pubblicato: Lunedì, 21 Febbraio 2011 05:39
Ovvero fatti non parole
Sognatore è colui che trova la via alla luce della luna, punito perché vede l’alba prima degli altri (Oscar Wilde). La non completa trattazione dei temi svolti in questi due ultimi convegni, mi ha spinto a dire la mia sulla questione, evitando di entrare nel merito delle scelte, ma offrendo il mio punto di vista. Senza pretesa di essere sentito o ascoltato, soprattutto da sordi che non vogliono sentire. (L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti,è la palude che recinge la vecchia città,e la difende meglio che le mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora, e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica – A. GRAMSCI ) ; ma con la consapevolezza che comunque dire la propria visione è non solo un diritto di ogni cittadino, ma in certi momenti diventa persino un obbligo morale (O.FALLACI), a cui le persone per bene non possono sottrarsi, pur sapendo che i cecchini dell’odio e della arroganza e presunzione, oltre ai becchini degli affari, sono sempre pronti ad impallinarti con denigrazioni e falsità vigliacche e ignoranti. A il nuovo Testo delle autonomie locali, autonomie già impegnate dalla nuova applicazione dei principi contabili introdotte dal DLGS 77/95. Se non si analizzano i nuovi processi politici e amministrativi in campo, se non si conoscono gli strumenti con cui si ci deve confrontare; è difficile comprendere le differenze e le opportunità concesse ai Sindaci dopo il 2001. Questa riforma nasce, per rispondere ad un quadro d’insieme che andava trasformandosi al di là della vicenda italiana, e che doveva prepararci alle sfide che la globalizzazione stava per lanciare al mondo industrializzato. cavallo del 2000- 2001, mentre finiva l’era Caputo e iniziava l’era Greco, vedeva alla luce
Il passaggio dal modello di impresa fondista, all’impresa a rete, diffusa, decentrata, flessibile, interconnessa e ad alta tecnologia, stava per portare il mondo ad un cambiamento epocale. La competizione, avrebbe riguardato non solo le imprese, quando i sistemi territoriali, entro qui si collocavano le imprese stesse. Da una parte la richiesta di nuovo regionalismo e di sviluppo di governi locali e federali, dall’altra un bisogno di ritorno alle radici, e la necessità di reagire ai processi di omologazione culturale.
Da qui, la necessità di valorizzare i governi locali, sia per rispondere a questi fenomeni sociali e culturali, sia per rispondere alle mutate necessità economiche. Solo con governi locali robusti, qualificati, competenti, le popolazioni ed i territori sarebbero stati capaci di rispondere a questi epocali eventi globali. Solo sapendo creare le suddette condizioni ambientali, per favorire l’occupazione, la cooperazione delle imprese territoriali, l’intercambiabilità e il passaggio delle conoscenze, si sarebbe potuto garantire ai territori il benessere degli anni 1980-2000. Per semplificare possiamo dividere in tre maxi aree di principio, i rinnovamenti arrivati dopo il 2001.
I nuovi principi contabili
Il principio introdotto della contabilità economica ha rivoluzionato le modalità di spesa e di accertamento degli enti Locali. Tra le cose importanti da ricordare, il collegamento tra risultati finanziari ed economici, in modo da affermare che gli accertamenti non possano che riferirsi a proventi rilevanti sotto il profilo economico o alla costituzione di crediti. Il collegamento degli impegni con i costi di esercizio, vietando pertanto l’impegni su annualità a venire. La strutturazione del bilancio in impegni e costi di esercizio, con prospetti standardizzati, atti a far comprendere il costo di ogni singolo esercizio, di ogni funzione, assicurando alla stessa risorse finanziarie e umane e costi certi.
Tale rivoluzione, avrebbe dovuto portare una comprensione dei processi di spesa e di impegno, per aumentare l’efficacia, l’efficienza e l’economicità, dei servizi. Ma questa riforma, non si è affermata, o per la volontà della politica di continuare nelle politiche clientelari, o per l’indisponibilità della burocrazia a formarsi. Per esempio, l’ossessiva espansione dei residui attivi, senza certezza di veridicità, se da un lato ha illusoriamente nel breve tempo, aumentato la capacità di spesa delle amministrazioni, dall’altro le hanno talmente indebitate finanziariamente, che ormai non riescono a assicurare i pagamenti dei servizi acquistati e preludono ad un default prossimo, a cui i cittadini dovranno fare fronte.
Le nuove competenze e funzioni della politica e delle strutture burocratiche. I nuovi Governi Locali, vengono quindi strutturati, per evitare che tutto si riduca in una reductio ad unum, (tutto in capo ad una sola persona). Questo per rispondere alla complessità dei fenomeni da regolare, evitando sia miopi chiusure municipalistiche, sia paralizzanti neocentrismi ( che è quello che è capitato a Cerisano). Sopratutto il Governo degli enti Locali, può così strutturarsi in modo da essere in grado di muoversi con flessibilità, con conoscenze e con competenze. Le nuove funzioni dei sindaci, delle Giunte, delle Assemblee Consiliari delle strutture Dirigenziali si sarebbero dovute costruire in una diversità di competenze, in modo da rendere i processi più attivi ed efficaci. Per tanto al centro degli strumenti di studio dei processi, di indirizzo e di controllo dei risultati, viene messa l’assemblea consiliare, con le eventuali commissioni di studio sui singoli temi da affrontare. I Consigli sarebbero dovuti diventare, strumenti di indirizzi, di studi, di proposte oltre che di controllo sia amministrativo che politico. Il Sindaco doveva essere il garante dell’attuazione degli indirizzi del Consiglio, e le Giunte, i delegati del Sindaco, per eseguire le volontà del Consiglio. Alle strutture burocratiche era assegnato l’ obbligo di interessarsi dei processi di gestione degli atti che i Consigli e le Giunte approvavano, quindi la traduzione in atti amministrativi e quindi in azioni, delle volontà dei rappresentati dei cittadini.
Così non è stato, i Consigli si sono ridotti a meri esecutori di indirizzi delle giunte, negandosi totalmente il proprio ruolo naturale, anche per la scarsa competenza dei consiglieri. I Politici hanno preteso di entrare nei processi gestionali, per ridurre tutto a esercizio del potere clientelare. Le burocrazie hanno esclusivamente tentato di mantenere i micro poteri personali, evitando di formarsi, di impegnarsi e spesso pretendendo di fare anche politica. Ecco come da una legge ottima e rivoluzionaria, una classe politica incapace ha saputo partorire un risultato disastroso.
Le nuove funzioni di sviluppo delle Amministrazioni degli Enti locali . Alla fine di questi processi virtuosi, i governi degli Enti Locali, avrebbero dovuto centrare quegli obiettivi, che la ratioGli obiettivi che i processi di pianificazione strategica territoriali dovevano esser raggiunti si dovevano concretizzare in: analisi e diagnosi della situazione e delle prospettive della comunità; definizione degli obiettivi strategici; messa a fuoco delle varie opzioni di sviluppo; valutazione delle risorse umane ed economiche; indicazione dei vantaggi da ottenere, e infine la creazione degli strumenti di realizzazione, di controllo e di monitoraggio. della nuova organizzazione aveva previsto.
2001 -2004 La storia di quei miei tre anni di assessore nel pieno dei poteri, prima che questa restaurazione, pretendesse il fallimento del nuovo corso, va in questa direzione. L’Expo Calabria Tour, La Formazione Professionale, il Credito alle imprese, le convenzioni con UNICAL e Sviluppo Italia, andavano verso: La stimolazione per la nascita delle nuove imprese, in grado di aumentare le capacità produttive del territorio , trattenendo sul territorio stesso competenze e conoscenze; Aiutare e rinforzare la trasmissione e il rinnovamento del sapere imprenditoriale e professionale; Agevolare il networking e la messa in rete delle imprese. Ma anche altre azioni che misi in campo, come l’Albo delle Associazioni, il Servizio civile, la Protezione civile, il canile ai cacciatori, un tempo per te, erano la volontà di rafforzare le reti sociali, di calmierare provvisoriamente le nuove povertà, di rafforzare lo spirito identitario di nuova e ritrovata volontà di ritorno alle radici. ( Il Premio Cerisano , il Premio Cassiodoro, la convenzione per i santi Martiri di Calabria,) .Da questo si può e si deve ripartire, questo avrei sperato di sentire dire ai convegni, che si sono trasformati in passerelle. La competenza altrui, per tanti oltre a essere un fatto insopportabile, è vista come ostacolo a personalissime volontà di arrampicarsi socialmente e sopperire a formazioni personali carenti e sottosviluppate. Ma questo stesso fastidio, per chi ha conoscenze e competenze, si sta trasformando in una pietra tombale per questa comunità. Una pietra sempre più pesante e dove sempre più persone si vanno a sedere per appesantire il tappo dell’inconcludenza e del fastidio verso lo sviluppo di tutti e dell’abiura dell’amore per questo territorio. Io da cittadino alla fine un voto in disimpegno lo dovrò pur dare, ma mi aspetto che i candidati a Sindaco, ( nessuno escluso ) facciano sapere cosa pensano delle migliori idee, se intendono utilizzare queste idee, o se preferiscono la solita utilità elettorale, che li porta a evitare di confrontarsi con grandi idee, che alla loro provinciale convinzione li renderebbero piccoli. Così non è , perché i grandi uomini, i grandi politici, sono quelli che invece di imporre le loro piccole idee personali, hanno saputo mettersi umilmente al servizio delle grandi idee, che sono frutto del confronto di tanti uomini e di tanti confronti costruttivi, e non certo di stupide delegittimazioni, o politiche dell’insulto e del personalismo. Cerisano attraverso la scelta dei suoi uomini rappresentativi, ha la possibilità di svoltare e di ritornare a splendere, ma se l’immotivato e antropologico odio per i migliori, ancora una volta prevarrà, per logiche di contrasto o di interesse, potrà solo continuare a scendere. A chi sconfitto politicamente, e non certo dalla vita, non rimarrà altro che desistere o andarsene. E alla fine la vera sconfitta l’avrà una comunità, capace di insultare i suoi figli migliori per non accettare, che le comunità, come i percorsi umani, si migliorano solo attraverso processi virtuosi, lunghi e irti di sacrifici e di rinunce. La facile ricchezza, economica o sociale, è come la lotteria o il gioco, alla fine ti illude ogni giorno, fino a quando ti accorgi di essere rimasto in mutande………. Che fare?: riannodare queste criticità; sanare il debito, ripristinare la legalità della contabilità, creare una burocrazia funzionante, riqualificare gli organi Istituzionali, progettare il futuro. Luciano Luciani