Storia e tradizioni
Caro Ventrella
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- Pubblicato: Sabato, 26 Febbraio 2011 04:29
A volte vale più una sconfitta di cento vittorie
Gentilissimo Signor Ventrella (e per conoscenza a quel che resta del MSI a Cerisano, sperando che sia motivo di riflessione comune). Potevo tranquillamente fare il Cincinnato, non nella visione di Tito Livio, che lo definisce “spes unica imperii populi romani “, ma nella persona di chi dopo aver dato il suo contributo, accetta di ritornare nell’ombra e aspetta. Sarebbe stato ancora più facile di fronte ad una debolezza politica ormai evidente, aspettare come un lupo esperto, le pecorelle che stanno per scappare dalla stalla che brucia, o peggio unirmi agli incendiari che per far sparire le prove, incendiano la casa dove hanno abitato; questo magari per consumare una rivalsa servita su un piatto d’argento. Ma l’esilio a cui con pervicacia hanno tentato di infliggermi, questi morti che si credono vivi, e che non hanno le palle per affrontare chi vuole cambiare, ha richiesto disciplina, coerenza e fermezza. Virtù a cui sono stato educato, da genitori illuminati, “un papà che aveva la forza di Muzio Scevola, e una mamma che sembrava la Madre dei Gracchi”( O. Fallaci ), che ci hanno insegnato che l’unico antidoto contro la cialtroneria è la severità. Ma davanti alla vicenda di Palazzo Sersale, di fronte ai momenti difficili che le famiglie vivono, di fronte alla passione di tanti ragazzi, che sperano di concretizzare il loro percorso di vita attraverso la possibilità di farsela una famiglia; credo diventi un obbligo, mettere al centro questo e non le personali rivendicazioni o rivalse. Credo che rispetto alla colpa di chi tace, abbiamo non solo il dovere civile di metterci a disposizione della verità, ma questo rappresenta per noi una sfida morale a cui non poterci più sottrarre, un imperativo categorico del nostro agire. Mi piace il tema del suo convegno di domenica: LA FAMIGLIA. Lei è Padre come me, come me credo si immedesimi in tutti quei genitori impegnati nel loro dovere, che è quello di aiutare i figli nella loro realizzazione. Lei come Padre e come adulto, avrà compreso la differenza tra adolescenza e maturità, che non è un fatto anagrafico, ma che è la differenza tra la volontà di prendere, e la capacità di dare. (PENSI CHI SONO I PREDATORI DELLA COMUNITA’) Capisco, che per nessuno è facile accettare una sconfitta, ma le sconfitte sono nell’ordine delle cose, come le vittorie; si vince e si perde. Ma, ci sono diversi tipi di vittoria come ci sono diverse tipologie di sconfitte; ci sono diversi modi di accettare una sconfitta e diversi modi di prendere una vittoria. Una sconfitta politica, fa parte di un percorso naturale per chi si impegna da anni in questo esercizio; quante in questi anni ne ho provato! Una sconfitta politica è rimediabile, può far parte del percorso di ogn’uno, spesso può essere salutare ed invitare a riflettere, a capire gli errori. Diverso è la perdita della propria onestà intellettuale, quella diviene si, una macchia difficile da cancellare. Ricordo una sua dichiarazione pubblica, lei disse, al riguardo della produttività della dirigenza comunale (testimoniato da tantissimi presenti): produttività zero. Io spero, mi auguro con tutto il cuore, che in quel barlume di luce di quella sera, in quel piccolo strappo di verità di quel giorno, ci sia stata la volontà di cominciare a riflettere veramente su quello che è successo in questi anni. Le ricordo un Consiglio Comunale, quello del 27 11 2009. In quella seduta un ex assessore suo collega le disse testualmente : <<il 28 10 2008 in una riunione abbiamo fotografato una situazione economica disastrosa>>. Continuò quell’ex compagno di viaggio dicendo :<< i risultati sono distrazioni di fondi, somme di bilancio che non vengono erogate. Non bisogna votare questo bilancio perché significa portare alla rovina il nostro Comune>> e poi in modo ironico e dispregiativo per l’azione che lui stesso aveva condiviso fino a poche ore prima :<< Io non mi assumo la responsabilità di votarlo, Continuate così, tanto il popolo ha sentenziato un risultato lusinghiero per voi >>. Lei rispose testualmente : << In quella riunione a cui fa riferimento il Consigliere ( ex assessore ) , ero presente anche io, in quanto sono state date alcune risposte alla Corte dei Conti. Mentre tu te ne sei andato, io sono rimasto insieme gli altri per affrontare il problema della situazione economica precaria del nostro Comune.>> Ecco, anche qui ho visto un bagliore di verità, l’accettazione della sconfitta politica e del disastro economico, e nello stesso tempo, la responsabilità di chi non fugge di fronte alle proprie responsabilità. Ho rivisto la dignità, ho rivisto la pena per la vergogna di chi fuggendo alle proprie responsabilità si condannava. Ho rivisto la fierezza di fronte all’ignavia di chi non solo sputava nel piatto in cui fino a ieri aveva pasteggiato, ma nientemeno provava a rifarsi una verginità politica alle spalle dei compagni usati. Ma, credo, mi auguro, che lei abbia capito, che in fuga dalla nave in tempesta era un intero gruppo di personaggi alla ricerca di una nuova nave, abbandonando, anzi addossando ad altri la colpa del disastro. Ecco, potevo aspettare Domenica, ma di fronte al bene di questo Paese, di fronte alla ignominia, di fronte alla necessità morale che la verità emerga, non con capri espiatori, spesso meno colpevoli dei veri mandanti dello sfascio, ho prima tentennato, poi deciso. Voglio sperare , voglio illudermi, voglio credere, che quei piccoli momenti di luce a cui ho assistito, siano il preludio di una accettazione di una sconfitta politica, ma di una vittoria di onestà intellettuale. Tra il cinismo di taluni e l’indifferenza di tali altri, scelgo ancora una volta la via più scomoda, quella da percorrere in solitudine, quella in cui se si perde si perde da soli, e se si vince si vince insieme. Scelgo la strada indicata dall’ umanitario L. Ron Hubbard (nel suo “la via della Felicità” scritto nel 1981),” per invertire il degrado dei valori morali c’è la necessità di istillare fiducia e integrità”. La vicenda Sersale cammina su tre livelli. Uno politico e di indirizzo; la volontà di cambiare la destinazione originaria , con questo progetto che oggi si è rilevato sconfitto. Lei dirà noi ci credevamo, io rispondo: noi no. Ma questo rimanga alla dialettica politica e al giudizio della gente. C’è un secondo livello esecutivo. Chi ha scritto materialmente quel contratto? lei ? io non ci credo. Ci aiuti a capire. Poi c’è un terzo livello di responsabilità, che è quello gestionale. Chi doveva controllare che la ditta pagasse e subito alla prima inadempienza fare la rescissione? Chi doveva accorgersi alla prima bolletta gas o Enel, che quelle utenze non erano dovute dall’ Ente? chi doveva mettere a ruolo la Tarsu e la risorsa idrica? Ecco io mi attendo chiarezza, e credo con me tanti . Quella chiarezza che vale più del muro dell’indifferenza e del cinismo di pochi personaggi attenti solo alla loro misera carrieruccia personale. Lei come me proviene da un glorioso passato, il MSI. Io voglio credere e sperare che anche lei abbia sentito quelle passioni e quella volontà di affrancarci. Spero che anche Lei abbia sentito nel cuore quel sentirci <<ex pluribus unum, da tutti uno>>. Spero che anche Lei abbia messo al primo posto delle nostre giovanili passioni, quella voglia di prenderci quello che era nostro diritto; sottrarre quegli ingiusti benefici a quel potere centrista di allora. Adesso che siamo grandi, dobbiamo dare noi ai nostri figli, ai nostri ragazzi, quelle risposte che la loro passione esige. Dobbiamo ritornare ad essere fieri delle nostre bandiere. Ecco, che da camerata a camerata, sperando che ancora Lei lo sia; Vada oltre lei stesso, vada senza paura a squarciare quel muro che ha oggi imprigionato le nostre passioni giovanili. Collabori come cittadino, ultimo degli ultimi, come io sono, a ridare al suo Paese e anche al mio, quella possibilità che merita. Se un progetto politico è fallito, che non fallisca ancora una volta il progetto della verità e del coraggio, per coprire ancora una serie di fatti e personaggi, di cui una volte per tutte, senza volontà punitiva o di rivalsa, bisogna prendere le distanze. Spero che da Domenica posso gridare alla sua famiglia quello che io grido ogni sera : << I can allow myself to be exhausted, no to be defeated.>> .” Posso permettermi di essere esausto, ma non di essere sconfitto (nel valore)”. Le assicuro che non si è mai sconfitto, quando si cammina sapendo di aver fatto anche errori, ma con la coscienza di aver dato tutto per la propria famiglia, per il proprio territorio, per la propria Patria. Si Patria, perché quella frase in inglese appena citata, è il motto dei famosi pompieri di New York quelli della tragedia delle Torri Gemelle. Ecco, rialziamoci, come loro hanno saputo fare, doniamoci alla nostra comunità, come ci hanno saputo insegnare . Riscriviamo sulla nostra anima, con le parole del cuore, il motto dei giovani MSI,: “Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam”(che era anche il motto dei Templari) ; che oltre al significato letterale della traduzione, significa nella interpretazione: Noi vi doniamo la nostra sconfitta per un vincere più grande.
La saluto al modo dell’ antichità classica, culla del nostro sapere: ” in DEXTRO tempore”
Luciano Luciani