Botta e Risposta sul blog di Repubblica
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- Pubblicato: Mercoledì, 05 Ottobre 2011 04:40
Fra Mario Cipolla e Antonello Caporale
Egregio dott. Caporale,ho avuto la fortuna di nascere, in quanto cittadino italiano, in un Paese democratico, garantista e soprattutto libero, un Paese cioè in cui vengono riconosciute e tutelate alcune libertà fondamentali, come la libertà di manifestare il proprio pensiero, la libertà di professare la propria religione, la libertà di stampa. Tutti diritti, che come è accaduto in ogni moderna legislazione, hanno recepito una precisa accezione del concetto di libertà. Libertà non intesa come “causa sui” cioè come volontarietà delle azioni umane, né come necessità, ma libertà intesa come scelta, perché come afferma Hobbes “ non si può non volere ciò che si vuole, ma si può fare o non fare ciò che si vuole”. La libertà dunque non è altri che una questione di misura, di condizioni e di limiti. Misura e limiti: due termini che acquisiscono un peso determinante quando si parla di libertà di stampa, perché sono i due parametri che devono disciplinare l’attività del giornalista e fare da contrappeso alla sua voglia di scrivere, di informare, di diffondere notizie, in un necessario e doveroso bilanciamento tra interesse pubblico e interesse privato, tra tutela del diritto di conoscere e tutela della dignità, del decoro e della riservatezza della persona. Perché il primo dovere del giornalista è quello di verificare le informazioni, per accertarne l’attendibilità e salvaguardare la verità sostanziale dei fatti. Ci si aspetta che sia questo il “modus operandi” di ogni giornalista, a maggior ragione, di chi, come Lei, può vantare il privilegio di collaborare con una testata che ha una tiratura internazionale e un vasto seguito di lettori. Ho dovuto invece ricredermi, quando ho letto il Suo articolo pubblicato sul blog di Repubblica il 27 Settembre u.s., in cui, Lei, con intento denigratorio, descrive un piccolo Comune del Cosentino, come esempio di una prassi, ormai radicata nel nostro Paese, quello dello spreco e dello sperpero di denaro pubblico, e come teatro di un ennesimo episodio di clientelismo. Per cui, il sottoscritto, farebbe parte del seguito, che esponenti politici, si formano attraverso protezioni e favori di vario genere concessi in cambio dell’appoggio alle elezioni. Un teorema di falsità e di menzogne costruito da chi, da oltre quattro mesi, contesta e censura ogni atto posto in essere dall’attuale maggioranza comunale, attuando un’opposizione, che non si sostanzia in un confronto serio e costruttivo, bensì in un reiterato ostruzionismo, realizzato con argomentazioni prive di contenuto e con iniziative pretestuose che sortiscono il solo effetto di degenerare in stupidi ed inutili attacchi personali. Un teorema in cui si è lasciato coinvolgere anche Lei, egregio dott. Caporale, dai suddetti signori, ai quali non deve esser parso vero, di aver trovato un così autorevole sostenitore della loro causa, un portavoce così accreditato della loro frustrazione. Quantomeno un risultato concreto, dopo quattro mesi di battaglie contro i mulini a vento!!! Mi sarei aspettato da parte Sua, maggior controllo delle informazioni ricevute, maggiore cura nella diffusione delle notizie, per evitare di legittimare una visione dei fatti che non corrisponde all’esposizione che Lei ne ha fatto. Sarebbe stata sufficiente, infatti, una lettura imparziale e scevra da condizionamenti, della delibera incriminata, per constatare che l’unica e sola ragione dell’assegnazione al sottoscritto, dell’incarico di “armonizzatore”, va ricercata nella sussistenza di un’adeguata e approfondita conoscenza della situazione economica-finanziaria dell’Ente, maturata nella pregressa esperienza di revisore dei conti. Un’assegnazione dunque ispirata da una logica meritocratica, e non come si vorrebbe far credere, da una logica nepotistica. Inoltre con un’operazione di verifica precisa e puntuale, avrebbe avuto contezza del fatto che, non solo il compenso stabilito, è di € 3.000,00 fino a fine anno, quindi la metà di quello da Lei indicato, essendo soggetto per il restante importo ad un’ulteriore deliberazione e approvazione della giunta, ma che addirittura, il sottoscritto, con lettera consegnata al Sindaco, il giorno successivo alla delibera, ha rinunciato a qualsiasi compenso contestualmente all’accettazione dell’incarico. Quindi, a conclusione di tutto ciò, vorrei rivolgere due inviti: il primo, indirizzato sia a Lei che ai suoi amici di Cerisano, è quello del “ne quid nimis” per evitare le esagerazioni e raccomandare la moderazione necessaria in ogni cosa; il secondo invece diretto esclusivamente a Lei, egregio dott. Caporale, per far si che in futuro concluda i propri articoli in maniera un po’ più originale, tralasciando argomentazioni ed etichettature prive di qualsiasi utilità. La Sua descrizione del Sud come terra di malaffare, dove la regola diventa l’eccezione, dove le coscienze sono sopite e ormai avvezze al dilagare dell’illegalità e degli abusi, risulta ingiustificatamente offensiva, e per giunta smentita dalle più recenti cronache giudiziarie, che hanno portato alla ribalta comportamenti e condotte non proprio irreprensibili di politici e funzionari del Nord, implicati in vicende tuttora in corso di accertamento. Circoscrivere entro precisi confini geografici il così detto malaffare, mi pare piuttosto azzardato da parte di chi, come Lei, grazie alla professione svolta, dovrebbe essere un attento osservatore della realtà e un profondo conoscitore dell’animo umano, che sempre e dovunque, è preda di voglie e di appetiti insani. Del resto, come dicevano, gli antichi: “pecunia non olet“. Cerisano 04 ottobre 2011
La saluto cordialmente Mario Cipolla
Gentile Mario Cipolla, anzitutto grazie per il tono e la misura con le quali replica all’articolo. Conferma l’idea che si può contestare in radice ciò che appare errato senza utilizzare, è una caratteristica in voga nel nostro tempo, epiteti di sorta. Veniamo al dunque: lei ritiene che io abbia ecceduto nella descrizione dei fatti e travisato quel che è la realtà. La realtà amministrativa è riassunta dagli atti che l’amministrazione compie. E mi spiace per lei, ma il suo nuovo incarico – “armonizzatore ” – concedeva e concede il ricorso alla più vasta letteratura satirica. Armonizzatore della politica con la società civile? In un paesino di tremila abitanti? A chi è venuto in mente di utilizzare questa definizione? E a chi è venuto in mente di scrivere che lei conosceva profondamente l’amministrazione comunale avendo collaborato con essa “sin dalla campagna elettorale”? Sono questi concetti parto fecondo della mia fantasia o frutto delle delibere e delle determine dirigenziali? L’infortunio lessicale (l’armonizzatore, sic!) è grave perché la crisi che attanaglia il Paese e soprattutto il Sud scoperchia un sistema di spesa pubblica incredibile, abnorme, irrituale. Ho molto piacere che oggi lei mi dica che contribuisce gratuitamente alla fatica amministrativa. Ma quel che dice oggi non annulla quel che ieri è stato deciso. Non ho alcun motivo, mi creda, di ritenere che lei non sia una persona più che specchiata. Lei non abbia motivo però di ritenere che la mia penna è condotta dalla mano di amici e piega dove soffia il vento. A parte il fatto che il principio che mi ispira è di andare controvento (ed è anche il titolo del libro che ho appena pubblicato), tento – magari con scarso successo – di descrivere l’Italia e la sua malattia – lo spreco, la mancanza di decoro civile, l’assenza del rispetto di regole – lì dove a me pare che ciò accada. I lettori sono i miei amici. E i lettori, molto spesso, mi sottopongono situazioni che meritano di essere approfondite o descritte. Alcune volte, quando lo ritengo, approfondisco. Noi siamo abituati sempre a dividerci in tifoserie. E ciò che scrive il mio giornale è sempre ritenuto a supporto di una parte politica. Non è così. Le nostre idee sono illustrate con chiarezza, ma il mio voto non deve condizionare il mio lavoro. Tento quotidianamente di validarlo in ciò che scrivo. Ieri, sul giornale di carta, è stato pubblicato un articolo a mia firma che riferiva il numero di volte che l’opposizione, in particolare il Pd, con le assenze di molti suoi rappresentanti, ha reso possibile che fossero approvate molte leggi del governo Berlusconi. Io conosco il Sud perchè – al suo pari – ci sono nato e vissuto. Conosco la Calabria, conosco gli esponenti del centrosinistra e del centrodestra. Sono persuaso che le cattive pratiche siano monopolio di tutta la classe politica regionale. Conosco la Calabria, le dicevo, e qualche settimana ho accettato con piacere l’invito dei rappresentanti dell’Italia dei Valori a presentare il mio libro alla loro festa regionale. E’ stata una bella chiacchierata, ma quell’invito non mi ha impedito di dire dal palco che a mio avviso era profondamente immorale la candidatura a consigliere regionale del Molise del figlio di Di Pietro. Si saranno offesi? Non lo so, e m’interessa meno. In agosto fui invitato dalla sezione di Legambiente di Paestum. L’invito, graditissimo, mi ha permesso di dire che sul business dell’eolico il comportamento di questa associazione è molto opaco e contraddittorio. Si sono offesi? Molto, mi pare. Ma ho detto quel che pensavo. E dirò quel che penso sabato prossimo alla festa di Sinistra e libertà di Salerno, il cui leader è governatore di una regione che sta subendo – sempre a mio avviso – un’invasione esagerata, deviata, abnorme di pale e affari. Dirò ciò che penso del governo quando andrò a Benevento, invitato dal Popolo della libertà. Ecco, mi sono dilungato apposta perchè le fosse chiara almeno una cosa: posso naturalmente sbagliare, travisare, eccedere. Ma non pensi mai, dico mai, che io scriva in ragione delle mie simpatie politiche. Non lo pensi e non lo scriva più. a.cap.




