Visita guidata
Don Fusaro: ritratto tratto dalla memoria collettiva
- Dettagli
- Pubblicato: Domenica, 29 Novembre 2009 13:11
di Pierfrancesco Greco
Una delle figure che maggiormente hanno foggiato l’identità cerisanese, dando fama ed orgoglio ad una comunità intera: don Ciccio Fusaro, la sua opera, la sua personalità, ancora oggi rappresentano una delle specificità che più marcatamente risultano riscontrabili nell’indole e nei pensieri dei cerisanesi, non solo in coloro i quali ebbero la possibilità di attraversare, di vivere la straordinaria stagione del suo ministero nella comunità, ma anche in quelli che mai ebbero occasione di conoscere direttamente questo sacerdote, anche nei giovani, i quali, alla stregua dell’autore di queste righe, lo hanno conosciuto nei vividi racconti dei padri, delle madri, dei nonni e, soprattutto, attraverso la vicinanza, il confronto quotidiano con alcuni dei tratti caratterizzanti i costumi cittadini, quei medesimi tratti ivi impressi da don Ciccio e che, ancora oggi, rendono la sua personalità, la sua cultura, le sue iniziative straordinariamente presenti ed attuali. Ecco perché appare naturale l’entusiasmo con cui Cerisano, con il suo attuale parroco don Enrico Trombino, sta celebrando il centenario della nascita di don Ciccio: un omaggio, crediamo doveroso al suo impegno, alla sua passione verso una realtà locale, riuscita ad emergere dall’anonimato provinciale del Mezzogiorno grazie a lui, che servì questo paese in tutti i modi in cui una comunità può essere servita ed amata. Egli operò a Cerisano dal 1936 al 1973, prima come assistente spirituale nella Chiesa del Carmine, poi, dal 1942, nelle vesti di parroco: tanto tempo, durante cui diede inizio, consolidò e portò a compimento un autentico processo evolutivo della nostra comunità, perseguito con costanza, tenacia, passione. Certo, vi furono anche momenti difficili, connessi all’invasività pertinacemente magnetica della politica, particolarmente acuta in quegli anni di aspri confronti ideologici, in ambiti ad essa non consoni, ma questo non compromise, né offuscò, l’attività del Sacerdote Fusaro, unanimemente lodata ed apprezzata, ancora oggi, anche da chi, allora, si trovava su posizioni valoriali diverse da quelle dell’uomo Fusaro. Un uomo, il quale fu, sopra ogni altra cosa, un grandissimo parroco che, pastoralmente, culturalmente e socialmente, orientò i suoi interessi verso le direttrici più diverse: lottò affinché il paese uscisse dal suo stato di marginalità, facendo valere la sua influenza, anche nelle sedi politiche ed istituzionali, si adoperò instancabilmente per Cerisano e per i cerisanesi, non risparmiandosi in nessun caso, sotto nessun aspetto. Un impegno pubblico, pastorale, che fu convergente con quelle che furono le sue attitudini innate di artista, di letterato, di poeta; tanti furono i componimenti, poesie e romanzi, plasmati dal suo sentire estatico e sgorgati dalla sua penna, tante le omelie rimaste nella mente dei suoi parrocchiani, indelebili come le memorabili riflessioni da lui elargite alla comunità nel Venerdì Santo, durante la tradizionale trasposizione musicale, nella Chiesa del Carmine, dell’Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo, composta dal Maestro Mario Greco, altra figura di prestigio nel firmamento artistico-culturale cerisanese e meridionale. Momenti sublimi, indimenticabili, come le maestose rappresentazioni presepiali da egli allestite, prima al Carmine, poi nella Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo Martire: autentiche opere d’arte, entrate nell’immaginario collettivo, non solo cerisanese, capaci di valicare i confini cittadini, catapultando Cerisano sulla ribalta nazionale ed internazionale. Opere visitate, apprezzate, ammirate da vescovi, giornalisti, ambasciatori, ma soprattutto dalla gente comune, quella a cui don Ciccio teneva maggiormente, quella a cui rivolgeva i suoi superbi messaggi natalizi, che accompagnavano l’onirica visione dei suoi presepi insuperabili, inimitabili, unici. Unici, come gli anni da lui trascorsi a Cerisano: tanti anni, tanto tempo, un tempo di cui don Ciccio utilizzò ogni giorno, ogni attimo, per cambiare il paese, per regalargli un volto nuovo, moderno, poetico, straordinario, che, sarebbe opportuno preservare, custodire, valorizzare, non sprecare, non ulteriormente, almeno, rispetto a quanto, rispetto a quello che già è stato impudicamente dissipato. Ma non soffermiamoci troppo su questo; meglio concludere questo omaggio al sacerdote, all’uomo, all’artista in questione nella maniera ad egli più adeguata:
Il tuo pensare ad orizzonti maestosi
ci ha resi tutti gaiamente orgogliosi.
Grazie mille, don Ciccio!