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Questo non è il Festival delle Serre

La manifestazione spostata in autunno ridotta a quattro giorni.

Ieri sono apparsi sui muri i manifesti che annunciano il Festival delle Serre. La stampa locale ne ha anticipato i contenuti, un commentatore sulla Gazzetta del Sud ne ha tracciato il declino con queste parole : “La voce comune considera comunque arrivato al capolinea il prestigioso festival, che dopo anni di lustro (questa è la 18esima edizione) sta vivendo una sorta di regressione”. Che tristezza! Che rabbia! Anni e anni di intenso lavoro, di tessitura di rapporti istituzionali, di competizione con altre realtà, sfumati pian piano in una logica suicida. Suicida è stata la scelta di posticipare il Festival, suicida è la strategia di concentrarlo in 4 giorni. Già gli anni passati, diversi avventori della manifestazione lamentavano disorganizzazione e approssimazione attraverso le pagine delle testate giornalistiche locali. Persino l’anno scorso, che doveva essere l’anno del rilancio con un investimento record di 150 mila euro, i limiti si sono palesati vistosamente con il pubblico che ha bocciato sonoramente la proposta artistica abbandonando la manifestazione. L’anno di un premio Oscar è stato l’anno dell’insuccesso più evidente. Dovevano far riflettere quei 300 paganti al concerto di Nicola Piovani. Così non è stato. Un Festival si costruisce con la passione con l’amore viscerale per il proprio paese che era e doveva essere il protagonista assoluto del Festival stesso. Il paese invece non c’è più. Non ci sono più le migliaia e migliaia di visitatori che per nove giorni affollavano il nostro centro storico. Non c’è più la magia dell’arte, quella straordinaria fusione fra la musica, le pietre e gli odori del nostro borgo. Non si odono i battiti dei martelli dei volontari che costruivano i teatri. Non si percepisce più l’attesa. È tutto finito! Il sortilegio ha avuto la meglio sulla magia.