Visita guidata

Come rapinare i Cerisanesi

Intervento di Pierfrancesco Greco

Se non sbaglio era una fresca serata di metà primavera, quando, nel maggio del 2001(6 maggio 2001 n.d.r.), l’antico Palazzo ducale di Cerisano, storica residenza dei Sersale, per diversi secoli signori di Cerisano, ospitò una particolare manifestazione, o meglio, un’epocale presentazione: la presentazione alla cittadinanza cerisanese di un progetto, già ampiamente avviato, volto ad imprimere una decisa svolta alle future prospettive di sviluppo dell’intera comunità locale. Sviluppo economico e sociale, soprattutto, determinato da un propedeutico balzo in avanti, da compiersi nei campi della cultura, del lavoro, dell’etica civica, attraverso la riscoperta e la valorizzazione di quelle risorse, quelle arti, quei mestieri, che, germogliati nell’humus della nostra realtà territoriale, sarebbero stati (e lo sono tuttora) in grado, se adeguatamente riqualificati, di proiettarla in una dimensione nuova, senza precedenti, di respiro transnazionale, avente quale fine ultimo ed altissimo l’assicurazione di un avvenire florido e tranquillo, libero dall’incertezza determinata del montante precariato lavorativo ed esistenziale, alle giovani e future generazioni. Un progetto ambizioso, sorretto da solide basi teoretiche, insomma, quello del tante volte evocato Incubatore d’Imprese, espressione verbale in apparenza semanticamente astrusa, ma, invece, fattualmente copiosa di possibilità, di opportunità, di progresso, soprattutto in divenire, per il nostro paese. Se non sbaglio, l’amministrazione allora in carica, s’era alacremente impegnata affinché tale progetto, da essa concepito, potesse concretizzarsi, in tutte le sue sfaccettature, aventi avuto elaborazione in contesti lontani dall’angusto perimetro localistico: era, infatti, l’Europa il laboratorio dove l’allora Giunta comunale, aveva intrapreso il lavoro preparatorio relativo all’Incubatore d’Imprese, toccando i diversi angoli del Vecchio continente con la ferma e giusta convinzione di potere avviare un Nuovo cammino di crescita per il territorio da essa amministrato. Un Nuovo percorso, che avrebbe avuto come fulcro una delle più Vecchie ribalte della storia cerisanese, un luogo, che da obsoleto simbolo di un potere signorile ormai tramontato, sarebbe divenuto moderno volano di un albeggiante sviluppo popolare. Se non sbaglio, infatti, la motrice propulsiva del progetto allora in essere, sarebbe dovuta diventare la residenza dei Sersale: quella sarebbe stata la culla delle emergenti imprese, dei futuri artigiani, dei giovani artisti che, nei lustri successivi, avrebbero avuto l’onore e l’onere di rendere più ricca e più bella la nostra terra, accrescendone quella fama e quel prestigio che, in quegli anni, il lavoro di poche persone era già riuscito a donarle. Se non sbaglio, del resto, la concreta messa in atto dell’Incubatore, avrebbe costituito l’ennesimo traguardo raggiunto dalla comunità in pochi anni, otto per l’esattezza, durante i quali il paese era stato letteralmente trasformato da un’azione amministrativa forte, decisa, intraprendente: un’azione che, in quel maggio del 2001 si stava apprestando a dare la scrollata definitiva a un vecchio assetto politico-clientelare di stampo conservatore. La presentazione dell’Incubatore d’Imprese, svoltasi nel luogo ove esso sarebbe sorto, rappresentava l’avvio di questa cruciale fase, che avrebbe dovuto, nelle intenzioni dei promotori, subire l’effettiva accelerazione (e legittimazione) consequenzialmente all’affermazione elettorale non tanto di una lista, ma di un’idea di paese avulsa dall’ordinarietà localistica. Purtroppo, come si sa, le cose, in occasione della tornata amministrativa, svoltasi la settimana successiva alla presentazione del piano, andarono diversamente, anche per una serie di, diciamo, “strategie” messe in campo dalla parte avversa, la quale, palesò, fin da subito una diversità di approccio rispetto alla funzione che il Sersale avrebbe dovuto assumere contestualmente alla vita ed allo sviluppo del nostro paese. Se non sbaglio, infatti, il progetto Incubatore, fu repentinamente accantonato, per ragioni che a noi non è mai stato dato compiutamente sapere, ma che possiamo intuire: sarà stata la sprovvedutezza a non far comprendere ai vincitori delle elezioni il valore reale del Palazzo; sarà stata, forse, l’incapacità, oppure un'altra idea, certamente meno nobile, e, sotto diversi punti di vista, più prosaica rispetto all’utilità del maniero ducale, che, considerata l’avvedutezza creativa di certi personaggi al potere, sarà probabilmente stato classificato come qualcosa di Vecchio, di poca rilevanza; oppure, ancora, una commistione delle appena elencate possibili motivazioni. Forse questa è l’ipotesi più verosimile, ovvero l’inettitudine a capire e gestire un progetto grandioso per dimensioni e prospettive, unita alla possibilità, intravista dagli allora subentrati amministratori, di destinare il Vecchio Palazzo (in tal modo, più adatto alle circostanze, d’ora in poi, identificherò il Sersale) ad attività di più semplice articolazione, come può considerarsi, ad esempio, un mero affitto, che non avrebbe di certo garantito una svolta epocale per la comunità, ma, senza dubbio, più immediate (e su questo dopo ci sarà da dissertare) entrate. Se non sbaglio, per tanti anni, comunque, il Vecchio Palazzo rimase relegato in un limbo imbarazzante, costellato da incuria, abbandono e progressivo deprezzamento di valore. Finchè, un giorno, le cose cambiarono: un’aria nuova, ma ossimoricamente stantia, iniziò a soffiare lungo i corridoi, sotto le arcate del Vecchio Palazzo: fu, forse, quell’aria ad inoculare definitivamente nella mente dei novelli signorotti paesani l’idea dell’affitto, che, dopo qualche tempo, avrebbe assunto i contorni di un pluriennale accordo stipulato tra il comune ed una società di Catering, la quale avrebbe fatto del Vecchio Palazzo la sede di ricevimenti e cose simili. Il Vecchio Palazzo si apprestava, dunque, a diventare una, peraltro elegante, Sala da pranzo; ingloriosa, seppur lussuosa, china per quello che avrebbe dovuto essere  l’Incubatore d’Imprese: ancor più ingloriosa, se si pensa che il succitato  patto, oltre ad “espropriare”, per usare un eufemismo, i cittadini di un loro bene, di una parte consistente della loro identità, ha assunto per le casse comunali le fattezze di un contratto capestro. Se non sbaglio, l’affitto, che avrebbe dovuto portare pecunia sonante ed abbondante all’Ente, è consistito, e consiste tuttora, in poche decine di migliaia di Euro annui, sul cui, peraltro, reale recepimento, e quindi, sulla persistente validità del contratto stipulato, l’amministrazione deve, a noi tutti, un doveroso e sollecito chiarimento (unitamente alle spiegazioni richieste, all’Ente Comunale cerisanese, anche dalla Corte dei Conti, che, come attesta una recentissima deliberazione della Sezione Regionale di Controllo di tale organismo contabile, inviata al Consiglio Comunale di Cerisano, ha rilevato una serie di criticità nei conti comunali, tali da prefigurare uno scenario finanziario che non mi appare fuori luogo definire “apocalitticamente dissestato”). Inoltre, per molti nostri concittadini, il danno accomunante l’intera collettività cittadina, ovvero la “svendita” de facto di un bene pubblico, ha manifestato anche i contorni della beffa, se si considerano i disagi che i malcapitati residenti di Piazza Paura sono costretti ad affrontare ogni qualvolta il Vecchio Palazzo risulta “occupato” dai meeting gastronomici periodicamente ivi ospitati: disagi, quale il divieto generalizzato di posteggiare le automobili nella summenzionata area, che, se fossero la risultanza di una clausola del predetto contratto, costituirebbero un’ intollerabile ed ulteriore mancanza di rispetto dell’amministrazione nei confronti di una parte della propria cittadinanza; se, viceversa, tali disagi fossero solo conseguenza di un modus operandi non previsto in alcun documento sottoscritto e depositato, essi rappresenterebbero un abuso, l’ennesimo, perpetrato all’ombra e con il beneplacito della casa comunale. Elementi, questi, che, apparendo decisamente strani, ci dovrebbero indurre a considerazioni di carattere economico, senza dubbio, ma soprattutto politico e morale, su quella che è, a modesto giudizio del sottoscritto, una vicenda scandalosa ed imbarazzante: imbarazzante,  per coloro i quali hanno pianificato ed attuato tale scempio, calpestando gli interessi e le necessità della comunità amministrata; imbarazzante, in ultima analisi, per la medesima società cerisanese, che nella sua maggioranza, ha consentito, per dieci anni, la reiterazione di metodi amministrativi che tanto danno hanno procurato ad essa, ai suoi giovani, alle sue speranze in un futuro migliore. Sicuramente non sbaglio, se oggi, dopo quasi due quinquenni di deficienze e, in riferimento al caso specifico, “svendite” amministrative ed a pochi mesi dalle prossime elezioni, affermo che, a questo punto, è necessario voltare pagina, scrivendo un nuovo capitolo della nostra storia, libero da compromessi, clientele, inciuci, ecc. Dobbiamo scuoterci, cari amici cerisanesi: in gioco non c’è solo il domani del nostro paese, ma la nostra dignità, già ampiamente offesa e vilipesa. Il tempo delle pacche sulle spalle è finito: è ora di riprendere in mano il nostro domani. Se non sbaglieremo più, tutto ciò sarà possibile. Per favore, non tiriamoci indietro! Pierfrancesco Greco consigliere comunale