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Il paese che fu

L'orgogliosa opera dei "talebani" nostrani

Spiando su facebook si scopre un piccolo mondo virtuale. Dietro l’anonimato o nascosti da fantomatiche sigle si cela un universo particolare che riesce ad essere meno omertoso di quanto, mostrando la propria faccia, non lo sia nella realtà.  Ricorrente è l’interesse per la propria terra, l’amore viscerale verso il posto in cui si vive. Si riesce ad essere a volte onesti, a volte cattivi, a volte inopportuni. In modo scientifico si può individuare lo stato d’animo di una comunità attraverso la valutazione del variopinto popolo dei social network. Si scopre che non sono solo i giovanissimi ad utilizzare questo sistema di comunicazione bensì un campione rappresentativo dell’intera società. Il denominatore comune è rappresentato dalla delusione derivante dalla consapevolezza della perdita della rendita di posizione di cui il paese godeva. Storicamente il nostro piccolo borgo rappresentava il “modello” per eccellenza. I comuni viciniori guardavano Cerisano come esempio. I giovani degli altri paesi frequentavano Cerisano alimentando la movida estiva. Questo non era soltanto folklore paesano o animazione estiva, era economia era crescita sociale era sviluppo culturale. Oggi le comunità che per tantissimo tempo abbiamo considerato inferiori al “nostro” rango ci hanno superato compiendo piccolissimi sforzi. Non si sono inventati nulla di nuovo, non hanno prodotto sforzi economici titanici, non hanno utilizzato ingenti risorse organizzative. È stato il nostro paese ad arretrare. È stata la cultura negativa della mediocrità, del pressapochismo, della paura del confronto ad affermarsi. Quali modelli di riferimento avranno i bambini ed i ragazzi nati negli anni 2000? Quale paese vorranno aiutare a crescere quando solo fra qualche anno diventeranno adulti? Qualche moto di orgoglio pare si sia registrato in questa sonnecchiante estate che si va a concludere. Non basta! Bisogna fare di più. Il tempo potrebbe non bastare.