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Requiem

Il ritorno del Conte

Rintocchi cupi s’odon costanti, il batacchio sembra non stancarsi mai, al battersi continuo sul bronzo freddo delle campane. Il richiamo alle urne del prossimo aprile per tanti ricorda “il sonno delle urne” di Foscoliana memoria. La finanza creativa, l’economia di carta,  ci avvicina al default. La svendita di un patrimonio reale, ma soprattutto identitario è conclusa. Il cicaleggio al nulla,  è sostituito da gracidare della sera, e presta sarà per sempre sostituito dal silenzio del tempo senza fine. Nella fievole luce della sera, le ombre di chi si avvia all’attraversamento dalla luce al buio, si allungano man mano che la notte avanza, fino a diventare fantasmi delle colpe inflitte a  anime incolpevoli.  Le parole  sussurrate di un mondo ormai in trapasso, di chi adesso chiede una seconda possibilità, più che semi di luce, assumono i contorni di una minaccia. Il Cerimoniere del massacro dei numeri primi, a nome degli incappucciati e dei bravi, non vuole arrendersi all’attraversamento del fiume Acheronte, provando ad illudere il nocchiero Caronte, nascondendo l’obolo sotto la  lingua invece che sugli occhi.  Insieme , come i coperchi per le pentole; il mago di Orz delle sedie impagliate, la maestrina del De Nemicis, e il  Giotto del ‘O a uovo, sembrano sinistramente confermare che quando qualcuno li fa , altri li accoppia. I tanti Don Abbondio, sempre nel limbo della paura,  combattuti  tra il bene e il male, tra gli innominabili e il cardinal Federico, alla fine soccomberanno alle loro angosce o la loro comicità gli farà scampare il pericolo?  Il Conte di Montecristo (L.L. )