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Ma perchè?
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- Pubblicato: Giovedì, 27 Maggio 2010 05:59
Ancora una tempesta giudiziaria
La cronaca del rinvio a giudizio di gran parte dell’amministrazione comunale, apparsa sulla stampa locale non sconvolge più di tanto la sonnecchiante comunità abituata alla reiterata sequela di accadimenti analoghi e non accende il fuoco sacro negli oppositori pronti ai nastri di partenza della competizione per la conquista del potere municipale. Le parole d’ordine sono: niente politica, niente scontro dialettico, niente di niente per omologarsi al paese, a quel paese che muore d’inedia giorno dopo giorno. Anzi per emulare i riferimenti “vincenti” è necessario sparlare e infangare i “soliti noti” perché questo sì che è vincente. Tuttavia noi di Cerisano in Rete, baluardo di libertà, cerchiamo di entrare nel dispositivo del pubblico ministero per estrapolare i fatti politici di competenza della politica e dei cittadini, lasciando quelli giudiziari al pronunciamento del giudice. Se corrisponde al vero la notizia circa il parere negativo espresso dal dirigente dell’ufficio tecnico ex vice sindaco della stessa amministrazione, sulla deliberazione del Consiglio Comunale di Cerisano, diventa incomprensibile la scelta della maggioranza di avallare un atto che il tecnico comunale aveva già bollato come inopportuno con l’espressione di parere negativo. Perché i consiglieri non hanno tenuto conto di questo parere tecnico, tra l’altro espresso da uno degli ex capi della stessa maggioranza? A tal proposito qual è stato l’ufficio proponente la proposta di deliberazione, quale assessorato, forse il Sindaco? Visto il parere negativo riteniamo che non sia stato quindi l’ufficio tecnico settore urbanistica. A quella seduta non parteciparono Salvatore Mancina (candidato a sindaco in attesa d’imprimatur) e Tonino Bosco. Mancina, anche se non pubblicamente ha espresso la contrarietà a quella deliberazione spiegando, di fatto, l’assenza ai lavori del consiglio. Bosco non ha fatto nulla anzi se ne sta seduto sulla sua comoda poltrona d’assessore puntellando la traballante maggioranza. Bosco e Mancina furono pubblicamente accusati “d’alto tradimento” per aver messo la maggioranza in condizione di cadere prima della scadenza naturale. Ma siccome non c’è mai limite alla provvidenza questo non accadde anche per l’inaffidabilità della classe politica locale che non seppe e non volle cogliere l’attimo.