Storia e tradizioni

Retroscena di un ammiccamento

 

Circa un mese fa, l'Assessore Bosco, provò a contattarmi, facendomi una  proposta. Per il suo nuovo progetto sui prodotti tipici locali, alla ex scuola valli, mi invitava a partecipare. La cosa mi fu confermata da Umberto Muoio, ex segretario del partito A.N.
La mia risposta fu molto eloquente e precisa; al di là degli aspetti politici e soprattutto di rapporti di scostumatezza nei miei confronti da parte di tanti attori di questa maggioranza, esisteva un problema insormontabile. di Luciano Luciani

La non conoscenza da parte di tutti gli attori in campo e soprattutto sua, delle nuove dinamiche in cui il mercato dei prodotti locali si andava a modificare.
Oggi era già diverso da cinque anni fa, non più trasformazione, ma la riduzione delle reti produttive e il ritorno alla filiera locale, sia in termini di qualità, che di economicità, era un processo che si stava per avviare, e che doveva trovare gli attori, pronti alle nuove opportunità.
La sistematica volontà, di non riconoscere le capacità degli altri, e la volontà a non studiare per migliorare , era un momento insormontabile, per lo sviluppo della comunità.
Ma già oltre cinque anni fa, questa evoluzione era stata da me prevista, in una riunione sollecitata dal fratello del sindaco, alla presenza di diversi produttori locali, portai a confronto alcuni tecnici della ARSA. Già allora pensai alla scuola dei Valli, non come trasformazione, ma come deposito con celle, per i prodotti che dovevano far capo ad una cooperativa di produttori, per l'invio ai consumatori.
Ebbene, comunico a Bosco, che la Regione Calabria, con una nuova legge di iniziativa popolare, proposta da Pietro molinaro, presidente Regionale Coldiretti ( quel Molinaro ex Presidente della Comunità Montana delle serre, che AN si intestardì a eliminare contro il parerer del sottoscritto, in nome di quella volontà distruttrice di chiunque dimostri di essere capace )ha approvato una legge sui prodotti tipici locali che va nella direzione da me pensata con intuito da tanto tempo.  tra le cose, l'obbligo nelle mense pubbliche di utilizzo prodotti locali, obbligo alla grande distribuzione di approntare isole di prodotti locali, catena di ristoranti con l'acquisto diretto dai produttori locali.
Se Bosco , cosa in cui io fermamente non credo sia capace, vorrà perseguire nelle sue volontà di rivitalizzare le produzioni locali, potrà farlo con più facilità.
Certo dovrà rimodernizzare le sue idee, ed evitare di perdersi la sera insieme ai sui tecnici di piazza, nelle discussioni sulle cocuzze, sui marrroni ed altre cazzate simili. E visto che le idiozie dette in piazza per decenni non hanno prodotto che sedie impagliate e pagliette da teste di zucche; forse un bagno di umiltà sarebbe necessario. Ma anche in questo credo fermamente che sia impossibile, quando la testardagine supera qualsiasi buonsenso. meglio continuare a credersi un rivoluzionario in piazza, senza validi contradditori, che diventare un umile amministratore, che riconosce i limiti, e sa apprezzare le reali competenze degli altri. La favola dei piazzisti, nel senso di quelli della pizza, saputelli di tutto, si è infranta sul muro della realtà, ma loro ben attenti a non ammettere il fallimento, continuanio imperterriti la sera a pontificare su tutto. Bravi tuttologhi, ma allora che mi chiamate a fare?
Luciani Luciano