Storia e tradizioni
Il fascino dei Don
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- Pubblicato: Martedì, 03 Giugno 2008 00:00
Ci ha provato Umberto Muoio, più conosciuto come Roberto a ribellarsi all’interno del partito, ma, senza riuscirvi. Stimolato da Dodaro pensava di dare una spallata alla vecchia nomenclatura capeggiata dall’Assessore Bosco, tentando di replicare ciò che fece proprio Bosco a Ferdinando Caracciolo leader storico della destra locale quando fu messo alla porta dal riccioluto Assessore alla Montagna.
Il boss del partito, il capo vero incontrastato, ha serrato le file convocando i suoi fedelissimi e di comune accordo con i vertici del partito cosentino hanno definitivamente zittito Muoio stabilendo chi comanda davvero. Muoio è stato accusato persino di cospirazione a fianco dei comunisti (?) per aver inteso ipotizzare un cambio di guardia all’interno del Partito della Libertà, per aver immaginato una terza via che avrebbe potuto nuocere alle ambizioni del dottore. Muoio è stato vittima della caratteristica che lo rende simile a Bosco. La sudditanza verso i Don, l’asservimento ai notabili paesani, la soggezione dinnanzi al fascino dei maggiorenti. Questi non rappresentano una forza elettorale, ma godono di un timoroso rispetto, utilizzato per costruire congetture ed epiteti (infangando) il buon nome di chi si mette di traverso, di chi non china la testa di fronte agli interessi di pochi, di chi con la schiena dritta denuncia questa condizione medievale. La politica si può fare anche (o soprattutto) non partecipando alle elezioni per la soddisfazione di un ego personale e per il raggiungimento di un obbiettivo piccolissimo:quello di un seggio in consiglio comunale. E’ la coscienza civile che deve crescere, attraverso un’obiettiva analisi sociologica dello spaccato della nostra comunità, cominciando ad individuare per davvero chi per questo paese qualcosa fa ed ha fatto e chi a questo paese vuole bene.