Storia e tradizioni

Se il successo significa...

Opinioni... di Luciano Luciani

ANTEPRIMA

Se il successo significa mettersi a disposizione d’interessi inconfessabili, di accordi  sottobanco. Se il successo significa prendere in giro la gente e rubando il futuro alle persone. Se il successo significa mettere gli altri nella condizione di scambiare un diritto per un piacere.E soprattutto se il successo  significa mettere il proprio talento al servizio di una moltitudine di stupidi e di stupidità,

Allora dico che il vero successo, consiste nella nobiltà eroica dell’insuccesso.

Che dura la vita da servi

Il cortigiano, dicasi servo, deve imparare ad essere affettuoso e gentile, sia verso chi potrebbe aiutarlo, sia verso coloro che potrebbero nuocergli. Può mostrarsi altezzoso solo verso chi non ha bisogno. Deve conoscere a menadito il valore di chi gli sta di fronte. Il servo o cortigiano deve controllare tutti i sentimenti, persino l'amicizia. Deve troncare ogni rapporto con chi abbia perso il potere.  Deve detestare chiunque faccia torto al proprio padrone. Inoltre deve compiacere e dimostrarsi servile anche verso chi troppo forte potrebbe solamente nuocergli. Che dura la vita da servi!!!!! Meglio essere padroni di se stessi, un valore senza prezzo!! Un buon servo, non deve mai avere una opinione propria, ma sempre quella del suo  padrone. Un buon cortigiano non deve mai avere ragione, ma soprattutto deve stare attento a non brillare più dei suoi signori.

Stiamo Sparendo

La Mafia è anche quella che concede, autorizza, nasconde, è anche quella dei colletti bianchi. E' quella che gestisce la cosa pubblica sull'odio e la simpatia, il dispetto e il vantaggio. E' quella dentro le Istituzioni, che le ha pervertite, trasformandole in luoghi di affari e subordinazione assoluta.

E' l'omertà quella che la rende invincibile, mai scomparirà se non si ha il coraggio di parlare di questo sistema, e di questa realtà di cui tutti siamo consapevoli.

E in questo Paese , se non corrispondi ai canoni della paura, dell'ossequio, del servilismo, non puoi essere mai uno a cui dare ascolto.

Possibile che in questa nostra terra martoriata esistano solo due possibilità? O  accette la schiavitù in loco, o estraniarsi?

Stanno sparendo le nostre coscienze, che non riescono ad essere vigili, non ce la fanno a reagire.

Non crediamo più nel futuro schiacciati da  una mano invisibile, che mantiene un preciso ordine sociale e culturale e dominati da una estetica squallida che ci deprime ancora di più.

Questa terra brucia.

Bruciano la comunità, bruciano le cose pubbliche e le cose private, bruciano persino le memorie, che vengono accatastate sul rogo della festa pagana, che aiuta chi non vuol pensare, a dimenticare con l’ebbrezza, anche il fuoco che  divora dall'interno.

Qualcuno prova a rinchiudersi in casa o dentro se stesso per non lasciarsi prendere dalle lingue di fuoco che avvampano, quando trovano strade per sfogare la loro violenza.

Altri fuggono verso una meta , verso una speranza.

Questo fuoco è il risultato di una società che non si sente più adatta ai tempi che vive. Questo fuoco è il frutto di una pioggia di immagini catodiche,di furbizie di minacce e di ricatti che ci hanno illuso, che ci hanno svuotato, che ci hanno portato al di là della realtà.

Questo fuoco è frutto di una democrazia senza qualità, di un governo espresso da una massa di soggetti che hanno dimenticato ogni regola, che vivono nel disordine completo, che hanno come speranza una ricchezza materiale frutto del caso.

Questo fuoco è frutto di una comunità inadeguata. Padri che diventano inadeguati verso i figli.

Figli che sono inadeguati verso una comunità competitiva in cui anche le minime differenze diventano ostacoli insormontabili, in cui sembra che conti solo quello che sembri e non quello che sei.

Con questo fuoco , si compie lo sfogo necessario ad una rabbia e una paura repressa, di chi odia una società in cui appartiene e nello stesso tempo si sente man mano espulso.

Con questi roghi si compie la follia distruttiva di una comunità che vuole negare anche l’evidente , per non essere costretta a pensare, per non essere costretta a farsi domande e a darsi risposte.

Si appicca il fuoco ovunque, con un odio cieco, che alla fine colpisce proprio le cose che dovrebbero appartenere di più, la propria terra e i propri figli.

In questi Paesi, in cui un tempo si sfornava il pane, si viveva di rapporti consolidati, efficaci, con riti sociali, etici e cristiani consolidati, adesso si produce cinismo e insofferenza e soprattutto solitudine.

Forse siamo sul punto del non ritorno, forse lo abbiamo già superato.

E quando le speranze sono finite, non ci si aggrappa più a niente.

Eppure dobbiamo lottare ancora, non rassegnarci a tacere, o andare via sconfitti come succede da tanto tempo alla nostra terra.

Allora è proprio il  tempo, proprio ora che il fuoco si fa più forte, di rialzarci nuovamente, rimetterci in cammino sul sentiero della verità.

E proprio nel momento in cui la disfatta sembra più certa, proprio nel momento in cui la luce si fa più lontana, quel divino che è in noi si accende, e incomincia a contaminare altri cuori, incomincia a propagarsi.

Il fuoco del rogo, non potrà mai vincere il fuoco divino dell’umanità, e quella forza sconosciuta che è l’amore che perdona, spegne i roghi e riconcilia, e apre l’anima alla speranza.

Una generazione nuova, a testa alta, capace di prendere a schiaffi persino i propri genitori quando questi sono carogne.

Capaci di prendere in mano il loro futuro, scippandolo alle mani di sciacalli, poveretti, meschini e inutili comparse, che pensano solo a continuare la loro scialba presenza in un mondo che farebbe volentieri a meno di loro.

Una generazioni di persone nuove, che non sprecano il loro tempo alla noia, al gioco d’azzardo, all’alcol, alle droghe, ma che pensino costantemente a migliorarsi, ma non per primeggiare, ma per essere migliori ogni giorno.

Una generazione che capisca il divino che c’è dentro le loro persone, che comprenda il senso vero della vita, che è quella di esserci. Che capiscano che la vita è un percorso da compiere, e non un parcheggio in cui sostare.

Che sappiano punire ed essere intransigenti con chi li vuole servi e non coscienti delle loro facoltà.

Che sappiano riconoscere senza alcuna perplessità, chi gli vuole veramente bene.

Che sappiano cambiare questa terra meravigliosa, piena di profumi, di colori, di tradizioni, che i nostri nonni ci hanno consegnato.

Che sappiano ritornare ad essere fieri dio questa terra, orgogliosi dei loro genitori, coraggiosi a prendersi quello che è loro.    Luciani Luciano