Storia e tradizioni
Da Festival a Rassegna involuzione di un fenomeno
- Dettagli
- Pubblicato: Mercoledì, 31 Agosto 2011 07:09
I primi cento giorni della nuova amministrazione
Il successo del Festival delle Serre è indirettamente proporzionale all’investimento finanziario dell’Ente o se volete l’insuccesso, è direttamente proporzionale all’ingente somma spesa. Le ultime cinque edizioni, anche se il declino inesorabile ha avuto inizio ancor prima, hanno rappresentato l’oblio di una delle manifestazioni più importanti della regione. Centocinquantamila euro l’anno, non sono bastati a garantire una decente organizzazione alla manifestazione che aveva posto, negli anni ’90, il paese in un ruolo di primissimo piano nel panorama nazionale dell’offerta culturale. Gli stessi uomini scambiatisi i ruoli, tornano sulla scena del “delitto” senza rinunciare a imprimere i loro nomi sulle brochure. L’anno scorso la Gazzetta del Sud titolò: “Del Festival è rimasto solo il blasone”, una stroncatura netta e decisa che allontanò ancora di più gli avventori della kermesse cerisanese. Ci riprovano con la stessa formula che ha avuto inizio con l’era Loris, incredibilmente peggiorativa con l’avvento del fratello, declassando la manifestazione da Festival a Rassegna, spostando persino il Cinema al Palazzo Sersale, cancellando il Jazz sopprimendo giorni importanti che rappresentavano anch’essi una caratteristica peculiare, e, spendendo di più, molto di più, forse di più dei normali prezzi di mercato. A soli due giorni dall’inaugurazione non si respira la tradizionale aria della vigilia, dove maestranze e volontari diventavano già “festival”, dove la ricettività locale si preparava ad accogliere le migliaia e migliaia di visitatori. Non bastano un Michele Placido o una Sabina Guzzanti, che faranno sicuramente cartellone ma non Festival. Il Festival era altra cosa, una festa di gente, un’occasione per il paese, una meta per tanti, un sogno per molti. Non centrano quei nomi con il festival, non centrano nulla altrimenti non avrebbero potuto mai e poi mai coniare lo slogan “Rusì, pripara u custume!” sbagliando persino il nostro dialetto. Che tristezza! E pensare che si registra l’esordio di un Supervisore. Suvvia! Un po’ di serietà! Continua