Storia e tradizioni

Perchè Mancina?

Analisi sociologica del risultato elettorale

Perché nel nostro microcosmo non attecchiscono i principi e le regole della democrazia partecipata? Più semplicisticamente, perché vige e vale il sistema clientelare – votoscambista, per ottenere consenso, su un programma – progetto politico? Perché non si pretende un programma politico e si accetta supinamente di essere trattati da sudditi, da persone senza diritti, da soggetti costretti alla pratica del favore? La risposta a tali quesiti sta tutta nella mancanza di morale comune, nella mancanza di etica e, soprattutto, nella mancanza di responsabilità rispetto al bene comune; bene comune che non serve, che non è percepito come elemento essenziale della nostra crescita, della nostra evoluzione, della nostra sfera di cittadinanza. Questi concetti, tradotti nell’agire quotidiano di ognuno di noi, sono stati il mezzo e, allo stesso tempo, il limite tramite i quali si è definita e processata la competizione elettorale. Un muro alto, davanti al quale piangere e sbattere la testa: quella testa che non è  stata utilizzata per pensare, ma per illudersi, per evitare i problemi, la stagnazione, la depressione … Lungo, lunghissimo è stato il periodo di mal governo, durante il quale il paese è arretrato economicamente e socialmente. L’evidenza dello stato di cattiva gestione è stata grande, ma l’assuefazione al male non ha scatenato l’orgoglio, il senso d’appartenenza, la rivendicazione di nuovi processi, la valorizzazione di quelle azioni che devono portare all’armonia, al lavoro trasparente, alla sinergia dei buoni propositi e delle passioni. Una componente particolarmente negativa della competizione elettorale è stata rappresentata anche dall’esasperato senso di protagonismo e di agonismo per il posto di sindaco, palesato anche da soggetti che avrebbero, in questa fase, potuto lavorare, con più discrezione e giusta passione, ad una sintesi e ad un amalgama, necessario per ristabilire l’ordine, quell’ordine nel quale sintetizzare le forze buone, le forze libere, le forze predisposte a lavorare per un programma, per un progetto di sviluppo ed emancipazione della nostra coscienza collettiva. Un sindaco, espressione di una componente che ha basato la sua ratio esclusivamente sul dominio e sulla potenza di un soggetto detentore in senso assoluto e monopolistico di conoscenza, a cui la gente è costretta per necessità e bisogno, non può sentirsi legittimato e libero: egli sarà ostaggio di un meccanismo che non contempla capacità progettuale e consenso democratico, egli sarà un sindaco all’ombra. Un sindaco, che, tra l’altro, da assessore, prima, e da consigliere, poi, non ha mai definito, e tanto meno rinnegato, la sua appartenenza, in termini di consapevolezza, rispetto ad una cattiva gestione. Tra l’altro, questo sindaco ha praticato sempre nello stesso campo, facendo l’alleato o il blando oppositore, nella stessa forza, quella distintasi nell’agire distruttivo e degenerativo degli ultimi 10 anni! Peccato, si poteva invertire la rotta, si poteva crescere, si poteva evolvere al primo stadio di cambiamento; si poteva, solo se l’egoismo e il bisogno di vendetta non fossero stati condivisi anche da molti giovani, ignari della bellezza e del fine nobile della politica. I giovani, non per retorica, sono coloro che devono prendere in mano la situazione, perché a loro si devono rivolgere le azioni del presente, a loro si devono prospettare condizioni e mezzi, a loro si devono dare riposte e garanzie: un lavoro vero, scevro di strategie macchinose e false; un lavoro che contempli il valore dell’operosità, del sapere, del ben fare, del servire, del progettare ed eseguire; in ultima analisi, un lavoro per il paese di domani!

Cerisano Mia

Movimento per la libertà