Storia e tradizioni

Sana lettura prima del veglione

L'orgia dionisiaca della politica (ovvero aria fritta per il popolo)

Il Fatto: Per vincere le elezioni in questo Paese, c’è bisogno di aria fritta”, questo affermava, uno dei candidati a Sindaco l’altra sera. Aria fritta nel significato del Nulla della proposta, sostituita con la festa, con il caos, con l’ebbrezza dell’azzardo, con le scatole lucenti che non contengono niente, che servono a nascondere l’assenza dei contenuti, ad emarginare nell’oblio il passato, le cose fatte degli altri e di sé! Certo è, che di tutto si avrebbe bisogno, tranne che di aria fritta. Questa affermazione, può solo appartenere alle persone senza coscienza della verità e delle reali necessità di una proposta; troppo concentrati alla propria affermazione personale, per niente attenti alle persone, alla propria comunità; per niente attenti all’unica cosa per cui vale battersi: per un futuro diverso da questo scialbo presente!

L’Analisi : Candidati che tra estetica ed estasi, hanno scelto l’estasi. Il Paese brucia, non dalla passione emotiva per il bene comune o dal fuoco delle idee, ma dell’ubriacatura di Bacco. La politica sembra essere diventata adepta a Dionisio (Bacco per i Romani), il dio notturno e trasgressivo, il signore della società liquida, degli eccessi, delle feste selvagge. Questi ha sostituito il “dio” della forma e della luminosità, dell’ordine e della verità, della concretezza: Apollo. La politica, nel suo delirio dionisiaco è stata capace di chiamare una associazione : “ il Paese dei balocchi”. Mi viene in mente il film di Mazzantini, di cui è protagonista Castellito: <la bellezza del somaro> (figura presente nel mito greco di Dionisio); che è la fotografia grottesca di una classe politica patetica, scoppiata, che si rincorre e si supera nella trasgressione, nella vacuità, nell’aria fritta. Una politica delirante che ha dissolto qualsiasi capacità e volontà di progettare, di costruire. Una politica concentrata in una folle corsa nella capacità di rimuovere ogni problema, ogni bruttura, ogni incapacità, nell’orgia delirante delle “mega strutture in legno”, per dare al popolo: le “baccanti “ del desiderio o le” Menadi” dell’inganno. Avremmo bisogno di un Apollo, ci ritroviamo tanti Dionisio. Avremmo bisogno di ordine, di regole, di misura, di verità, di contenuti, di idee. Ci ritroviamo nella tempesta del nulla, nella confusione delle parole e delle menti, nell’ebbrezza di una campagna elettorale in cui si tende all’orgia della gola e a stupire con l’eccesso della festa. In onore del figlio di Semele, le feste chiassose e disordinate, non vengono più celebrate quattro volte all’anno, come nell’antichità; ma ogni cinque anni, per un intero anno elettorale! Questa non è la voglia di uscire da una crisi di comunità che è evidente a tutti; questa è la voglia di sfasciare tutto il paese, di vivere una campagna elettorale come una festa primitiva e crudele, in cui gli avversari devono essere divorati come Prometeo sulla rupe, ed odiati da questi Epimeteo ( colui che riflette poco ). Questa è la volontà di una comunità, di sfasciare e distruggere ancora di più il Paese di cui sono figli e utenti. Avverto nell’aria il contagio elettrico della volontà dello scontro personale, dell’annientamento di chi non desidera partecipare a questa festa pagana. Il popolo dell’ebbrezza; assetato di trasgressione, per niente interessato alla crescita comune, sparge benzina e appicca fuochi. La piazza virtuale, i social network; per gente divorata intimamente dal risentimento sociale, dall’invidia culturale, dal successo altrui, diventano la zona rossa da invadere, protetti dai passamontagna della rete, e armati dalle spranghe della propria ignoranza dialettica e mentale. Bisognerebbe scomodare Lacan e Hilmann, psichiatra e filosofo francese il primo, psicanalista e filosofo statunitense il secondo; per comprendere il delirio dionisiaco senile, di soggetti che di giovanilistico hanno solo la patetica ricerca della trasgressione fine a se stessa. Questa non è la dicotomia scolastica di Nietzsche tra la visione romantica (dionisiaca per Kant e Colli) dei Leopardi, dei Bethoven, dei Wagner, in opposto al Classicismo ( Apollinei ) delle forme, della bellezza estetica, dei contenuti reali, dei presocratici. Questa è la festa primordiale, la festa della passione dionisiaca, nella lunga notte di una campagna elettorale. Una festa che durerà fino all’alba della nuova amministrazione. Quello che è terribile, lo svegliarsi dall’orgia di promesse e di odio, e dall’ubriacatura notturna ed elettorale, con a guida non un Apollo, ma un D.J. da rave-party. Luciani Luciano