Storia e tradizioni
La "prima" volta di Ivan Greco
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- Pubblicato: Martedì, 09 Novembre 2010 07:49
Dopo il fratello ci prova in prima persona
A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Non è passata inosservata l'assenza del Sindaco Loris Greco all'iniziativa politica del suo assessore Ugo Ventrella candidato a Sindaco per le elezioni del 2011. La latitanza, evidente, era il preludio alla manifestazione che hanno annunciato per domenica 14 novembre un suo ex assessore, Salvatore Mancina e nientepopodimeno che, il fratello Ivan Greco. Una posizione scomoda che potrebbe minare la scadenza naturale della consigliatura, se le indiscrezioni sui malumori del suo vicesindaco dovessero corrispondere al vero. Chissà come l'avrà presa Ventrella questa assenza tattica. Ma la notizia più succosa, ancor più della convention che incorona Salvatore Mancina candidato a Sindaco, è la presenza ad una riunione pubblica di Ivan Greco dopo aver tenuto le fila di Cerisano Democratica, la compagine che ha devastato il Comune nell'ultimo decennio, riparato dietro le spalle del fratello minore, dopo aver costruito le liste e dettato i tempi della politica amministrativa dalle stanze del suo studio di Piazzetta Chiusi. Ad ognuno di noi aveva assegnato un colore. Ogni elettore veniva contrassegnato con il colore verde, giallo, o rosso sul tabulato delle liste elettorali. Verdi i sicuri, gialli gli incerti, rossi gli avversari. Il vero leader della maggioranza uscente, quello portato in trionfo per le vie del paese dai sostenitori di Cerisano Democratica. Il “boia” dei vari Marano, Luciani, Fondacaro, Guido e tanti altri messi alla porta perché non rispettosi del “progetto”. Fin'ora non aveva mai preso parte ad un’iniziativa politica pubblica, era sempre rimasto nell'ombra. Le uniche tracce sono individuabili negli scritti autografi sullo “Spiffero” di Alleanza Nazionale per sporcare la grandeur dell'era Caputiana. A lui vanno riconosciuti i meriti delle vittorie elettorali, nel contempo a lui vanno addebitate gravi responsabilità per aver, in soli dieci anni, inguaiato il paese.