Storia e tradizioni
Penso che........
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- Pubblicato: Domenica, 31 Gennaio 2010 18:04
E' tempo che questo Paese esca dall’isolamento e si metta in contatto con le altre realtà sociali ed economiche che si stanno muovendo in Regione e in Italia. C’è bisogno di una classe dirigente lungimirante e soprattutto di una comunità che non si veda esclusa dal governo condiviso del territorio. C ‘è necessita di un nuovo patto di fiducia tra chi governa e comunità amministrata. E la fiducia si conquista giorno dopo giorno, atto dopo atto, azione dopo azione, soprattutto senza illudere nessuno e senza promettere nient’altro che il bene comune. La verità scomoda che tanti politicanti non vogliono dire è che: tanti piccoli privilegi devono essere cancellati, per eliminare quella zavorra che ci "azzoppa" e non ci fa andare avanti. La gente è chiaramente stanca del vecchio modo di fare politica, è stanca di subire una gestione del potere che si auto genera rafforzando privilegi, alimentando clientele. Dall’osservazione di tante belle esperienze , di singoli, di associazioni, della parrocchia mi accorgo che non solo c ‘è tanta capacità in questa comunità, non solo c’è tanta voglia di partecipare; ma credo siano maturi i tempi di una rivoluzione culturale , di una ribellione delle coscienze, in grado di rompere con il passato , con una classe politica egemone , per far posto ad un nuovo modo di governo, capace di coinvolgere tutti e soprattutto meno individualista e egoista ma più votata all’altruismo e al bene comune. La politica e la società deve tagliare i rami secchi e affidarsi non solo al protagonismo delle nuove generazioni, ma alla determinazione di tutte quelle forze positive che decideranno di rompere con il passato. Diciamoci la verità, in questi ultimi anni , almeno un ventennio, la politica di personaggi spesso non presenti nemmeno in Consiglio Comunale, ma capaci comunque di determinarne strategie ed azioni, con la propria logica clientelare e spesso personalistica tesa a creare vantaggi per se e per i pochi del proprio clan, non è riuscita ad affrontare le emergenze che questo territorio man mano ha avuto. Anzi l’immobilismo ideale e le vecchie logiche privatistiche hanno creato nuovi problemi che si sono abbattuti per riflesso sui cittadini meno protetti. In una Europa e in una Italia alle prese con i problemi che la globalizzazione ha portato, Cerisano è ferma, ripiegata su se stessa. Viviamo in un territorio in precaria situazione socio economico, in cui l’economia reale è bloccata, siamo fermi ad uno sviluppo infrastrutturale ormai datato. Eppure Cerisano ha tante risorse che potevano essere sfruttate. Il Sersale, il territorio, la cultura, persino la Religiosità! Da queste considerazioni nasce la necessità di azzerare tutto. Credo sia il tempo di scendere in campo per questo nostro Paese,scendere in campo tutte le persone animate da questo comune sentire: ma non con le vecchie logiche personali, ma con l’adesione ad un programma di governo aperto a tutti, a tutte le forze e i singoli che si riconoscono nei valori della famiglia, del merito, dell’uguaglianza e soprattutto del fare , dell’agire, del realizzare. Un programma che metti al centro non i singoli (il Sindaco sia chiunque) , ma metta al centro il Paese, le tante persone che nelle associazioni si spendono, le tante eccellenze che ci sono in questo Paese, i giovani laureati, i piccoli commercianti. Un progetto che sappia isolare le solite spinte egoistiche e personalistiche, che invece privilegi l’idea di far diventare questo Paese , un modello capace di dare serenità, lavoro, e orgoglio di appartenenza a tutte le persone di buona volontà. Luciano Luciani