Rassegna Stampa

Caro Luciano.........

Caro Luciano, i tuoi recenti interventi lasciano intendere che ci proverai. Auguri! Ma lascia fare delle considerazioni amichevoli anche a chi non ci proverà, anzi a chi vorrebbe cancellare quegli otto anni al servizio del paese e della sua gente, a chi è lontano anni luce dal modus operandi degli attori in campo impegnati a non perdere la scena o a guadagnarsela. Ho collaborato con Franco Caputo dal 6 giugno del 1993 al 12 maggio del 2001. Otto lunghi anni di intenso e quotidiano lavoro. In quegli anni ho scoperto tantissime cose. La prima, l’incapacità politica del Sindaco nell’organizzare il consenso. La seconda, il grande amore del Sindaco per il proprio paese e la capacità di lavoro nel raggiungere gli obbiettivi amministrativi, attraverso le sue intuizioni, il suo coraggio e la sua passione. Ho anche capito che migliorando la prima peggiorerebbe la seconda. Ergo!!! Buona amministrazione non significa consenso, nella politica di oggi. La tua analisi mette a confronto due esperienze non paragonabili. Eccellenti entrambe.  Quella di Caputo costellata di successi amministrativi e di realizzazioni quotidiane. Quella di Greco farcita di un clientelismo esasperato che permette una scientifica raccolta del consenso elettorale attraverso risposte date ai singoli in linea gerarchica partendo dagli assessori finendo ai supporters più fedeli. Quella di Caputo rendeva protagonista il paese. Quella di Greco rende protagonista il potere. Non sei il solo a prendere le distanze dalle due esperienze. Altri l’hanno fatto maldestramente nella ultima campagna elettorale per le provinciali. Questa strategia tende a regalare l’illusione della sostituzione, non del cambiamento. Un fondo di ragione c’è. La politica amministrativa della Giunta Greco piace ai beneficiari. Burocrazia servile e ben retribuita. Costruttori rampanti. Vecchi notabili in cerca di posizioni di prestigio. Faccendieri spregiudicati. Vecchia politica decaduta rinverdita da incarichi di facciata. Piace anche a chi vorrebbe sostituirsi. Cambiamo solo il macchinista, il treno va, promettendo di fare le stessissime cose di oggi. La mia non è l’esaltazione del Caputismo. Vuole essere solo una testimonianza storica che conferma che l’esperienza è perdente sul piano elettorale, l’unica praticabile sul piano amministrativo. Anche per far contento  chi questa cosa prova a ripetere quotidianamente per paura dei fantasmi. Tu però non dovresti dimenticare una cosa: che sei stato strumento di quell’organizzazione che identifichi puntuale. Tu, per il consenso personale di cui godevi, ma anche per quello del tuo compianto e stimatissimo suocero. Quell’organizzazione è stata messa in piedi da un comitato d’affari che non poteva permettere la guida del paese ad un soggetto pericoloso. Pericoloso perché non avrebbe consentito ad imprenditori avventurieri di saccheggiare il paese. Pericoloso perché non avrebbe consentito alla burocrazia di proliferare nell’illegittimità. Pericoloso perché avrebbe garantito lo stato di diritto. Pericoloso perché alla prova elettorale aveva sempre dimostrato ottimo appeal. Se questi avesse fatto il Sindaco addio privilegi. Addio sogni. Addio per sempre. Bisognava distruggerlo, e così è stato. Quello che non si capì era il fatto che la mia candidatura era nata per caso anche per via di casualità extrapolitiche. In sostanza non ero il predestinato. E cosi fu! Oggi siete impegnati a dimostrare con i fatti che volete fare qualcosa per il paese. Avendo deciso di invecchiarci, mi auguro che ci riuscirete. Fabrizio Zecca