Rassegna Stampa
La politica è di tutti?
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- Categoria: Opinioni
- Pubblicato: Giovedì, 05 Febbraio 2009 08:16
Il folklore interessa più della politica. Le apprezzabili e incisive battute ad effetto del consigliere Carmelo Guido suscitano gli applausi più di quanto possa fare l’ineccepibile ragionamento politico della collega Annamaria Palummo. La nomina di un revisore dei conti origina commenti
più di quanto possa fare una critica relazione della Corte dei Conti. La nomina (scontata) del Presidente del Consiglio Comunale genera esegesi più di quanto possa fare l’attentato ai diritti del consigliere comunale perpetrato da chi dovrebbe garantire tale diritto. C’è forse da rivedere l’approccio con la politica in una società che arretra, in una società distante da tutto quanto possa essere considerato politica? Questo è ciò che vuole quello spaccato di società che mira alla conquista del palcoscenico che la politica offre. Le regole classiche relative alla progettualità, alla capacità di aggregazione e organizzazione del consenso, alle capacità dialettiche, alle capacità realizzatrici, soccombono nei confronti di caratteristiche negative quali: l’arte delle bugie, la tecnica della calunnia, la mistificazione dei fatti, il millantato credito, gli interessi personali. Ma perché mai il medico deve farlo il medico, l’agricoltore deve farlo l’agricoltore, il prete deve farlo il prete, lo scienziato deve farlo lo scienziato e il politico lo possono fare tutti?