Rassegna Stampa
La Corte dei Conti stronca il Comune di Cerisano
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- Categoria: Opinioni
- Pubblicato: Sabato, 24 Gennaio 2009 05:39
Impietosa la relazione della Corte dei Conti Calabrese, sull’analisi dei conti relativi all’anno 2006, che la Corte stessa ha inviato al Comune di Cerisano. La Corte arriva ad osservare che, < il dissesto si manifesta nell’insolvenza, vale a dire nella mancanza di risorse liquide ( di cassa ) necessarie per fare fronte ai propri impegni di bilancio>. Richiamando i soggetti interessati. Richiama Il Responsabile del servizio Finanziario, < che tra l’altro non risulta abbia provveduto alla verifica trimestrale>. Richiama inoltre il Tesoriere e < soprattutto il Revisore dei conti, che non ha dato conto dell’andamento negativo dei flussi di cassa e delle motivazioni dello squilibrio>.
Ed è proprio sul risultato di amministrazione che la Corte punta la sua severa critica. Puntando non solo il risultato negativo della gestione di competenza, ma su tutta una serie di inadempienze che fanno concludere alla Corte la rilevazione negativa del documento contabile, e sentenziando che < causa le inadempienze il documento contabile non può considerarsi redatto in modo compiuto secondo i principi dell’ordinamento contabile>. Se si pensa che stiamo parlando del 2006, e che nel 2007 e 2008, come si vede dei sempre maggiori ritardi nei pagamenti e persino degli stipendi, si può comprendere di come la situazione sia peggiorata e sia seria. E anche alcune scelte , come quella della svendita del Palazzo Sersale, assumano i connotati di un Ente ormai con l’acqua alla gola , a cui “nessuno dà più credito e per prendere solo un po’ di tempo, riesce persino a regalare i gioielli di famiglia” (dei cittadini). Se penso alla mia analisi sul 2006, presente nel sito Cerisanoinrete, mi rendo conto che la Corte ha ribadito quello che sstenevo da tempo. Sempre maggiori difficoltà nei pagameti a causa della gestione dei residui allegra. Ma sui residui la corte, va oltre la mia ironia. E disegna una situazione che definire drammatica è poco. <Critica è la percentuale dei residui accertati >, inizia così la corte dei conti. E continua, < tale indicatore denota un grado di realizzazione degli obiettivi molto basso, che anche in questo caso non è stato oggetto di valutazione e verifica da parte del Revisore>. La Corte continua nel pugno di ferro nei confronti de Revisore, in un crescendo di censure, che alla fine sfiorerà la condanna senza appello. Dice la Corte < dal punto di vista operativo lacunosa appare l’approvazione del conto residui> e forza ancora la mano arrivando persino a mettere in discussione la veridicità degli stessi, < il mantenimento in bilancio di apparenti residui attivi di parte corrente, oltre a generare tensioni di cassa, crea avanzi di amministrazione poco attendibili>. Il giudizio della Corte, conoscendo il linguaggio ovattato della stessa, in questo caso è di quelli che a chi ha un minimo di dimestichezza giuridica, fa tremare i polsi, e meriterebbe un analisi da parte del Consiglio Comunale, che come dice la Corte è stato tenuto all’oscuro di questa situazione, evitando di portare allo stesso Consiglio una serie di relazioni, che avrebbero fatto comprendere ai Consiglieri, la situazione in cui l’Ente si andava a cacciare. <L’organo di revisone non ha fornito adeguate informazioni>, tuona la Corte. E rincara la Corte,< non si è portato all’attenzione del Consiglio l’elenco nominativo dei residui, suddivisi per anno , bensì soltanto un elenco cumulativo>. E ancora sul Revisore si abbatte il maglio censorio della Corte < Criticità si rilevano anche in merito all’attività del Revisore, che non ha prodotto l’esito della verifica (attendibilità delle risultanze della gestione ), effettuata in ordine all’operazione di riaccertamento dei residui, peraltro non richiamando neanche la determinazione specifica>. La Corte prosegue la sua relazione analizzando quindi la gestione di parte corrente. Qui la Corte dei conti sembra perdere quasi la pazienza, tanto da abbandonare il suo linguaggio ovattato e tortuoso per dire le cose in modo meno diretto. <Inadeguata appare in proposito l’attività del Revisore in ordine alla propria funzione di vigilanza , sul rispetto dei vincoli giuridici e contabili> E’ una nuova mazzata, ancora più dura, ancora più diretta. La Corte adesso non solo analizza, ma deborda, dicendo chiaramente, con termini di sconsolata spiegazione: < L’attività di revisione non deve essere limitata agli aspetti formali, ma estesa al controllo degli aspetti sostanziali di natura finanziaria , patrimmoniale ed economica della gestione> < IL disavanzo di gestione della competenza nel rendiconto , oltre a contravvenire a quanto sancito dall’art. 193 del TUEL sul mantenimento di tutti gli equilibri stabiliti in bilancio per la copertura delle spese correnti e per il finanziamento degli investimenti …..> Lo avevamo detto due anni fa!!!!! Sulla gestione degli investimenti . la Corte accerta:< appare inadeguata l’attività relativa agli accertamenti > e <ancora più critica risulta la realizzazione degli impegni rispetto ai pagamenti> Sul conto del patrimmonio la Corte dei Conti è lapidaria: < il patrimonio netto mostra un andamento di particolare erosione ( - 46%) . Il Revisore non ha evidenziato gli aspetti che ha determinato tale grave situazione, né espresso rilievi e/o considerazioni.> E rincara duramente; < si rilevano fra l’altro discordanze ed errori di contabilizzazione sulle risultanze dei conferimenti ed inoltre nella relazione del revisore, il prospetto relativo al conto del patrimmonio risulta incompleto in quanto non riporta i valori delle immobilizzazioni. Il Revisore non ha indicato nella propria relazione i risultati inerenti alla verifica dello stesso effettuata ….> La Corte dei conti amaramente conclude. < Il Revisore non ha espletato appieno l’attività di vigilanza e di verifica nelle aree di attività elencate dall’art. 239 comma 1, lett. C del TUEL , in quanto non ha svolto verifiche sull’attività contrattuale dell’Ente > Io non so alla fine quanto il revisore sia completamente il responsabile unico di questa situazione. Certo il voler continuare nella storia dell’incarico prestigioso e non chiarire ai cittadini le osservazioni così dure e che mettono in dubbio la sua professionalità, non aiuta noi a farci una idea completa della vicenda. Chi sa, ora è il momento di parlare. Di sciogliere ogni segreto, di confessare ogni errore e non continuare con questa farsa che offende noi cittadini, ma rischia di offendere professionalità civili e personalità morali, che non meritano ombre per colpa di pochi. Cosa dire, se non che ciò era stato detto e non è stato ascoltato. La presunzione è nemica del presuntuoso, Alla fine chi è sordo rimarrà sordo, ma chi fa finta di essere sordo, diventerà scemo. L’amarezza non è tanto la fotografia di una realtà ormai diventata coscienza comune di questa Comunità, al di là di qualche tifoso che si ostina per fede a dichiarare quello che i puri non vedono più. Ma l’amarezza è che per compiacere pochi, tanti hanno perso la faccia e spesso incolpevoli. Ma ancor di più l’amarezza e che questi pochi predatori, non hanno esitato a vendere di nascosto” i gioielli di famiglia”, “a frugare nei borsellini delle mamme per predare la medaglietta della bisnonna regalo di un marito magari morto in guerra ,per poter andare a impegnarli ai banchi dei pegni gestiti da strozzini, e solo per un attimo di ebbrezza sulla ruota panoramica del Paese delle meraviglie di Pinocchio”. Nella favola delle esistenze umane, anche in quelle più tragiche, c’è sempre una strada dove potere tornare indietro. Ma questa ogni passo, ogni istante diviene sempre meno visibile per le bugie che si raccontano per andare avanti. L’augurio che tutti possano ritrovare la strada di casa, prima che ci si perda per sempre. E forse me ne pentirò ma sono sincero! Luciani Luciano