Rassegna Stampa
"O io o il Coro"
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- Categoria: Opinioni
- Pubblicato: Domenica, 29 Giugno 2008 09:58
Una vicenda paradossale e grottesca, che non fa certo onore alla parrocchia di San Lorenzo ed all’istituzione ecclesiastica nel suo complesso, quella che in questi giorni si sta registrando a Cerisano, ove un gruppo di giovani parrocchiani si è visto imporre dal parroco l’incomprensibile veto ad animare, con i canti corali, le funzioni liturgiche celebrate nella Chiesa del Carmine.
di Pierfrancesco Greco (la Provincia Cosentina 29062008)
Un’ uscita, quella del parroco don Enrico Trombino, che, come è facilmente intuibile, ha provocato diffuso sconcerto e biasimo contestualmente alla realtà cittadina cerisanese, in considerazione, peraltro, di un particolare per nulla trascurabile: il blocco imposto dal pittoresco sacerdote cerisanese alle attività corali non riguarda il coro parrocchiale nella sua interezza, bensì unicamente una parte di esso, ovvero un gruppo, alquanto nutrito, di ragazzi, i quali, da quasi due anni, garantiscono il loro servizio d’animazione, oltre che nella Chiesa parrocchiale di San Lorenzo, anche presso la succitata Chiesa del Carmine. Un’attività, non solo canora, ma soprattutto di fede, quella di questi giovani, che ha avuto inizio ancor prima dell’arrivo di don Enrico a Cerisano e che, ormai, è diventata uno degli elementi precipuamente caratterizzanti le funzioni della Chiesa del Carmine, oltre che una preziosa occasione di incontro e socializzazione per tanti ragazzi cerisanesi, alcuni dei quali, proprio grazie all’impegno corale prestato al Carmine, si sono avvicinati in maniera diuturna ed interiormente profonda alla dimensione afferente alla fede e alla Chiesa, prestando, peraltro soventemente, il loro determinante sostegno anche a diverse iniziative promosse dallo stesso don Enrico. Purtroppo, tutto ciò è, al momento, bloccato dalla discutibile decisione del parroco, le cui motivazioni, relative ad una presunta, e stranamente “improvvisa”, <<impreparazione spirituale>> dei ragazzi del Carmine, hanno lasciato la grandissima parte dei parrocchiani in uno stato di sbigottimento e prostrazione, molto marcato soprattutto tra le fasce più anziane e tra quelle più giovani di essi. Una prostrazione accentuata dal diktat enunciato dallo stesso don Enrico di fronte ad un gruppo di fedeli al termine di una celebrazione liturgica nella Chiesa del Carmine: <<o io o il coro>>, ha esclamato il sacerdote, provocando la protesta, ferma, ma molto civile, dei ragazzi stessi e di tutti coloro i quali ritengono non solo ingiusta tale imposizione, ma anche non consona a quello che deve essere il ruolo missionario di un parroco, tanto più in una comunità, come quella cerisanese, già di per sé attraversata da inquietanti fenomeni di secolarizzazione, frammentazione, individualismo, emarginazione. Ecco perché appare urgente, da parte degli organi preposti, una soluzione sollecita alla questione, prima che essa vada a compromettere insanabilmente il tessuto connettivo della società cerisanese.