Rassegna Stampa

La società sparente

Municipio
L'opinione di Luciano Luciani 
La società sparente è anche il  un titolo di un libro, edito e scritto a S. Giovanni in Fiore che racconta il dramma di una società florida che lentamente sparisce, di cui consiglio la lettura. Anche a Cerisano si ha l’impressione di una società in declino, di un Paese diviso e incapace di riattivarsi e organizzarsi per una crescita comune.

La società sparente è anche il  un titolo di un libro, edito e scritto a S. Giovanni in Fiore che racconta il dramma di una società florida che lentamente sparisce, di cui consiglio la lettura. Anche a Cerisano si ha l’impressione di una società in declino, di un Paese diviso e incapace di riattivarsi e organizzarsi per una crescita comune. Soprattutto si percepisce una politica incapace di svolgere la sua funzione, che è quella di indirizzo, di capacità di progettare e pensare ad uno sviluppo organico e diffuso della comunità.Non si vede di contro una politica che sia capace di creare le condizioni, il terreno su cui le persone possano misurasi in competizione e con uguali diritti e doveri.Invece si assiste ad una politica sempre più piegata su se stessa, incapace di analizzare le critiche, autoreferenziale, dispettosa e insofferente verso chiunque la pensi diversamente; e soprattutto per niente imparziale. Ma perché la politica in questo Paese è in crisi? perché questa guida amministrativa non riesce a proporre nient’altro che mala gestione, inconcludenza amministrativa, promesse non mantenute, piccoli favori e soprattutto grande ostilità verso chi è libero di pensiero? La politica di questo Paese è in crisi perché ha mentito. Ha convinto i cittadini (non tutti) di essere la panacea di tutti i problemi e bisogni. Adesso è travolta dal suo stesso sistema di potere, dai compiti e dalle promesse immani che si era assegnata verso interessi particolari e non generali. La politica sta soccombendo al sovraccarico di domande che questi atteggiamenti hanno suscitato. Tutti i vari ballerini, megafoni, soldatini, figurelle, a chiedere qualcosa e con la convinzione di averne diritto.Ma quello che è più grave, che questo atteggiamento, troppo spesso parziale, clientelare della politica, attenta ai particolarismi, agli egoismi, alle necessità egocentriche di esseri marginali; ha prodotto l’assuefazione e l’abitudine dei cittadini a pensare che tutto dipende dalla politica.
Ha indotto l’illusione che il futuro di ogn’uno dipenda dai favori che la politica dispensa e non dall’impegno quotidiano, dalla studio, dal merito. Per la verità, spesso è stato anche vero, troppi personaggi dannosi per la comunità, sono stati preferiti a persone di indubbia capacità e moralità, in nome del premio al cane fedele, e non allo spirito critico e qualificato.Allora i cittadini, le imprese hanno smesso di muoversi, di scavare nelle proprie risorse, di credere nei propri mezzi, di associarsi per rispondere meglio alle esigenze.La comunità privata delle migliori energie, dalla meritocrazie, abituata a premiare la fedeltà e l’ignoranza, alla libertà e capacità, ha smesso di evolversi, di auto organizzarsi, e si ritrova oggi sempre più impoverita e succube della politica. A questo punto, per i capaci di puntare su stessi, volenterosi di attrezzarsi per sfidare i confini locali; questo Paese è diventato stretto. Questi si sono concentrati sull’esterno, privando la comunità di energie, quelle più utili, positive , più innovative, quelle di cui la comunità aveva bisogno.(vedi le emigrazioni, le imprese che vanno altrove). Per altri, quelli incapaci di competere con i territori al di fuori della comunità, per quelli che intendono il confronto o il merito  solo dei fastidi da superare con l’obbedienza, la furbizia, il tradimento, la scorrettezza;per sopravvivere hanno dovuto ripiegare su se stessi, inquinando la comunità delle energie più  negative, che libere dal contrasto delle positività, hanno inquinato tutto come una cloaca che tutto mischia e contamina. Stranamente, mentre per chi aveva la capacità di competere e puntare sulle proprie capacità, il territorio locale è diventato un limite, per chi invece  deve vivere sulle spalle degli altri, il territorio diventa man mano sempre più stretto perché è  anche troppo grande.(chi deve avere un posto desidera meno concorrenti, chi deve avere un contributo desidera meno persone che lo chiedano, chi vuole organizzare una festa ed è meno capace, deve aspirare che tutti gli altri se ne vadano altrove.)E per sopravvivere questi personaggi parassitari devono man mano sopraffare gli altri, perché le risorse residue, che man mano diminuiscono a causa dell’impoverimento della comunità, bastano sempre a meno persone.Allora man mano questo Paese diviene non ottimale per nessuno. Per chi vive delle sue capacità, per chi si vuole impegnare diviene troppo piccolo,Per chi deve sopraffare gli altri diviene sempre di più troppo grande e necessita sempre di più di impoverirlo e farlo diventare più piccolo, sia di popolazione, sia culturalmente.E come se chi ha la quinta elementare, per potere primeggiare nella lettura, facesse in modo che i laureati se ne vadano, facendo loro scorrettezze, mettendo in giro bugie.E’ come se uno stonato cantasse ad altri stonati; alla fine ci sarebbe la soddisfazione di chi canta e di chi sente, ma il risultato ve lo lascio immaginare. Il Paese continua a non essere capace di progredire, non attrae più interesse da altri territori, non attrae più risorse economiche. Nell’impoverimento culturale, la classe politica diviene sempre di più incapace di progettare, arrivano sempre più meno progetti, meno soldi, meno sviluppo. E le  classi politiche diventano ancora più servili alle proposte indecenti, sempre meno qualificate. Gli imprenditori capaci se ne vanno, le persone intellettualmente valide, smettono di fare cultura e così via in un circolo vizioso che porta alla società sparente. (vedete come i giovani migliorie più coraggiosi se ne vanno?!)
Il declino si ferma solo nella capacità di ragionare in termini comuni, di attrarre e riconoscere le eccellenze, e riproporre l’efficienza e la concorrenza.
Tutto l’opposto di quello che si sta facendo.
Si  riesumano mammuth e matusalemmi, a questi si sono innestate eccellenze della politica dei bacetti e delle promesse e della inconcludenza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: declino e arroganza, dispetti e rancori, che stanno sempre più dividendo la comunità in modo irresponsabile e definitivo.Servirebbe uno scatto di orgoglio della cittadinanza che chiedesse a questi amministratori di dimettersi, ma basterebbe anche che gli stessi in un sussulto di amore per questo Paese si dimettessero velocemente. Ma la retorica di tanti nanetti politici che si atteggiano a superuomini, nel recinto sparente di questa comunità, e che poi fuori da questo recinto diventano ectoplasmiche figurelle, figuranti di figuracce di una tragedia collettiva, ci dà questo splendido risultato.E il silenzio di tanti cittadini di fronte ai soprusi, e di fronte a prove di inefficienza massima, ci sembra dimostrare che questo Paese si muove in altra direzione che quella auspicata del progresso.
Dimostra che questa maggioranza e nemmeno quei pochi che forse ogni tanto nella notte hanno incubi o barlumi di coscienza e onestà intellettuale,   hanno la forza, la lungimiranza e l’intelligenza politica per sterzare dalla strada della società sparente e provare a imboccare quella della società fiorente.

    

Luciano Luciani