Rassegna Stampa
Condanna unanime
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- Categoria: Opinioni
- Pubblicato: Martedì, 31 Luglio 2012 07:11
Il Parroco sempre più solo
È incredibile come le beghe “confraternali” possano interessare la gente di Cerisano…. non si parla d’altro. Anche il nostro sito ha registrato un’impennata di contatti fuori dall’ordinario e sui social network impazzano i commenti di censura ai quali rispondono timidi difensori d’ufficio. Don Trombino ci è parso abbastanza isolato, il suo nuovo coup de theatre non ha trovato questa volta la sponda nella “Prioressa” del Carmine quando si affrettò a “dissociarsi” (e insieme a lei tanti altri che oggi si sono scagliati contro il Parroco) dalle parole di Padre Giovanni Matera che dall’altare della Chiesa del Rosario si espresse senza reticenze affermando che “Cerisano merita un altro Parroco” (Cosa ne pensa adesso?). La condanna questa volta è pressoché unanime, anche in ragione del fatto che proprio Don Trombino permise all’ex Sindaco Loris Greco di presenziare alla processione del Rosario, contro il volere degli amministratori della Confraternita che sbandieravano la stessa determinazione curiale (Vescovo Agostino) alla quale si è appellato lo stesso Parroco. I bene informati ritengono, però, che ciò sia stato solo un pretesto per guadagnare la scena. Pare che le tensioni covassero da qualche giorno per un incidente “diplomatico” causato dallo stesso “Padre Spirituale” della Confraternita. Il mercoledì prima della Festa si è sposata la figliola dell’ex priore del Carmine, sull’altare della Madonna alla quale sono devotissimi, provvedendo all’addobbo floreale. È consuetudine che l’addobbo floreale della festa sia offerto da fedeli che di anno in anno si prenotano per offrire questo servizio che tra l’altro risulta costosissimo. Quest’anno era il turno della giovane sposa la quale il primo giorno del triduo solenne si accorge, con grande stupore e giustificata amarezza che l’addobbo floreale è stato sostituito con un altro di gradimento del “padre spirituale” (anthurium bianchi) confezionato da una fioraia di fiducia (ovviamente non locale). Oltre alla scortesia nei confronti della devota c’è da registrare il costo che va a gravare sulle casse della confraternita, della cui somma qualcuno dovrà pur dare una giustificazione a meno che non se ne voglia fare carico lo stesso parroco. A dirla tutta, questa volta la “zuffa” è servita a compattare i “Carmelitani” che non hanno permesso l’esposizione di striscioni di solidarietà e hanno fatto muro contro quello che ritengono un sopruso impartendo una lezione ai “rosarianti” che non seppero fare allo stesso modo con Padre Giovanni che si immolò per una causa non sua.