Opinioni
Alla ricerca dell'identità
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- Pubblicato: Sabato, 19 Aprile 2008 08:34
Che strano paese quel paese che viene animato da “conflitti” fra le confraternite e fra “confratelli”. Che strano paese quel paese che perdendo l’identità storica, nulla fa per tamponarne l’emorragia. Che strano paese quel paese che perde le sue peculiarità positive gongolando per la debacle. Che strano paese quel paese che cantava “Ritornerò per non lasciarti mai…..” e che oggi pare aver dimenticato persino il suo inno.
Il recupero dell’identità dovrebbe rappresentare il primo punto dell’agenda politica dei soggetti in campo. Chi governa il paese rappresenta la sintesi di due culture che qualcosa per il paese avevano fatto. La prima quella d’ispirazione cattolica educata e catechizzata dall’apostolato di un parroco che coniugava l’essere chiesa con l’impegno ludico-culturale centralizzando il paese in un contesto sovra comunale. La seconda, appena più recente, quella delle salsicce alla griglia e gare di tressette dei festival dell’unità che rimaneva circoscritta nell’ambito comunale ma che comunque rappresentava per tanti il modello che si aveva del paese. Chi invece vi si oppone dovrebbe possedere, avendone condiviso una candidatura, la visione alta di identità impressa dall’opera Caputo, anche perché più recente. Invece queste tematiche non entrano affatto nel dibattito politico. Si privilegia l’inseguimento del modello esistente, forse perché vincente. Lo stesso modello che inseguono coloro i quali a fatica cercano di smarcarsi per giocare da battitori liberi, quelli che predicano né con gli uni né con gli altri, come se gli schieramenti fossero imbalsamati ai tempi della Torre Civica e della Democrazia Cristiana, non capendo che è in corso una mutazione della geografia politica paesana, che nessuno potrà arrestare. Questa mutazione irreversibile non va letta come l’ultimo dei mali, ma come un’occasione. L’occasione, per la redazione di un manifesto che contenga le sfide del prossimo futuro, non come reclutamento ai fini elettorali (anche perché oggi nessuno è disposto a farsi reclutare) tenendo ben presente che il paese ha bisogno di ricostruirsi un’identità per farlo uscire dal torpore e dal grigiore dove è stato relegato.