Opinioni

Letto per Voi di Luciano Luciani

Copertina La società SparenteIl libro, la Società sparente di Emiliano Morrone (1976) e Saverio Alessio  (1958 ). Prefazione di Giovanni Vattimo e introduzione di Angela Napoli edito da Neftasia editore. Parla di un Paese, S. Giovanni in Fiore e racconta tante vicende e tanti personaggi di quei luoghi.
“ La società sparente “ documenta indagati e reati eccellenti in Calabria, terra di nessuno. La critica alla classe politica è nominativa,diretta e spietata.Ma è anche un libro indagine su una condizione calabrese comune. Questo è quello che ho tratto dal libro, lasciando i nomi e fatti a chi volesse approfondire.


Nel riassumere alcune idee e alcuni passaggi, spesso ho mantenuto le parole originali. Penso che in tante cose possa essere riadattato alla realtà di tanti luoghi calabresi, anche nella speranza che grazie al dibattito e alla conoscenza tanti calabresi possano uscire dalla minorità e dopo la fuga e la latitanza, possano produrre una azione, efficace ed effettiva contro tutti i sistemi di potere, sia politici che mafiosi.

<<La realtà è sotto gli occhi di tutti, ma perché nessuno parla? La verità è che questi politici, incapaci di programmare e impegnarsi per uno sviluppo della comunità, hanno intrapreso la strada più facile che è quella dell’indottrinamento delle famiglie e degli individui, attraverso falsità, promesse e ricatti, tanto da fargli dimenticare persino quello che questo Comune era stato e quello che poteva rappresentare.

Questa comunità ha dimenticato non solo le tradizioni ma persino lo spirito popolare che l’aveva accompagnato negli anni.

Questa è la nostra realtà odierna, senza critica, omogenea e silenziosa e spesso anche paurosa. Meglio farsi i fatti propri, e indottrinare persino i giovani e figli, che vedono sfuggire la loro gioventù in nome di una falsa illusione di inserimento a danno degli altri.

Questo Comune ha una Amministrazione che reputa necessario proibire aggregazione e socialità, e accetta la socialità, solo se i fini  sono quelli di creare consenso.

Questo Comune ha una Amministrazione che pretende non solo di vincere, ma pretende di esser unica a partecipare, nella logica che anche il dissenso deve essere annientato.

Questo Comune è il Paese dove chi emigra viene subito dimenticato. Questo è il Paese dove un giovane preparato che voglia farsi strada da solo, viene visto come un marziano, spesso persino dai propri genitori. Questo è il Paese in cui tanti credono di intraprendere una carriera politica solo per i propri fini, per la propria mostruosa personalità egocentrica, pensando che è l’unica strada rimasta in Calabria, oltre al malaffare, che possa dare soldi e rispetto sociale.

Questo è un Paese dove i giovani sono regolarmente spremuti dai politici locali. Il potere si struttura e ramifica, non su progetti di valorizzazione delle risorse umane, ma sul loro annientamento, magari buttando bugie e infangando chiunque provi ad ostacolare questo percorso.

Si eccelle però nell’organizzazione di bellissime feste della cuccagna, da parte  di gente che sembra voler dimostrare il proprio impegno per la comunità, salvo poi diffondere calunnie contro chi ha una coscienza critica.

Che può sperare un giovane con un anima e una coscienza e con i propri sogni e con le proprie aspettative di una vita libera e completa? Può ancora sperare in questo contesto?

E i grandi, quelli che attraverso il Partito Comunista, il Partito Socialista e la Democrazia Cristiana, si sono sistemati nei servizi pubblici, negli ospedali, nelle scuole, nelle amministrazioni locali, perché non parlano?

Hanno la bocca cucita, parlano solo per sentenziare cattiverie che servono a perpetuare il sistema di sempre?

Ma nessuno si è accorto che quel sistema dopo averci indebitato e aver indebitato figli, nipoti e persino gente che ancora non è nata, non ha possibilità di perpetuarsi?

Cari signori di mezza età, che siete stati complici di questo sistema che ha prodotto questo enorme debito che ci sta impoverendo, non pensate di aver fatto troppo male ai figli?

Giovani che siete illusi che questo sistema possa aiutare anche voi che non vi impegnate, che non accettate il confronto e il merito, siete sicuri di riuscirci? Non vedete che anche le famiglie a reddito fisso stanno soffrendo?

E giovani che credete nella lealtà , nell’onestà, nel merito, non è forse tempo di parlare e gridare basta?

Molti diranno che qui ci sono le condizioni del vivere civile e democratico. Allora quale è il motivo per cui nessuno pubblicamente esprime il proprio disagio e le proprie perplessità.

La paura del sconfinamento, la paura dell’esser infangato da personaggi dediti solo a questo nella loro vita, frena la rabbia anche a chi non vorrebbe piegarsi ai compromessi, agli accordi sottobanco o alle persuasioni parentali, al buonismo ipocrita dei perbenisti fasulli, capaci solo di battersi il petto in pubblico. La mafia non è solo quella che uccide, taglieggia, è anche quella più nascosta, che sfrutta i disoccupati , che li costringe a lavorare senza assicurazione o con stipendi da fame, mentre funzionari pubblici che chiudono gli occhi si arricchiscono.

La mafia è anche quella che concede, autorizza,nasconde. E’ quella che gestisce al cosa pubblica sull’odio e la simpatia, il dispetto e il vantaggio. E’ quella dentro le istituzioni che le ha pervertite trasformandole in luoghi di affari e subordinazione assoluta.

E l’omertà è quella che la rende invincibile. Mai scomparirà se non si ha il coraggio di parlare di questo sistema e di questa realtà di cui tutti sappiamo.

Possibile che in questa martoriata terra esistano solo due possibilità? O accettare la schiavitù in loco, cioè le imposizioni di rappresentanti della politica, o piuttosto partire e lasciare i luoghi natii !

In questa “onorata società” se non corrispondi ai canoni della paura, dell’ossequio, del silenzio e del rispetto del potere , non puoi essere mai un ottimo professionista, non puoi essere mai uno a cui dare ascolto.

Il sud ha una doppiezza di fondo: una straordinaria umanità e un’assurda disumanità, che si manifesta in vecchie forme di controllo e oppressione.

Davanti alla scelta sulla base delle proprie convinzioni, la tendenza prevalente è repressiva; si annulla la propria personalità, per ceder al sistema di valori dominante. Dove sta il senso di collettività, dell’utile comune? Non possiamo prendercela con i giovani, la responsabilità è degli adulti.

La società Calabrese sta davvero sparendo, i giovani laureati se ne stanno andando e così i giovani validi. I ventenni che rimangono sono vittime della droga, del consumismo e della caduta dei valori. Spesso sono destinati ad una veloce uscita di scena dal palcoscenico della vita produttiva per esser emarginati e ghettizzati.

Stanno sparendo molte coscienze. Che non riescono più ad essere vigili. Non ce la fanno a reagire. Non credono al futuro e sono schiacciate dalla mano invisibile di chi mantiene un preciso ordine sociale e culturale, in contesti urbani organizzati dalla speculazione edilizia  e dominati da una estetica dello squallido e dell’incompiuto.

La politica può tutto, offre protezione, e permette infiniti abusi e violazioni. E’ facile concludere quindi, che inserire adepti nel pubblico è ciò che le riesce meglio.

A ben veder quindi la condizione prevalente di ogni calabrese è quella al centro di due polarità: la permanenza che significa adeguamento definitivo e la fuga che vuol dire affrancamento, emancipazione, liberazione. Libertà.

Il punto è, o si cambiano i rappresentanti, o continuiamo a morire, annullarci e partire. La sparizione della società calabrese solo con il ritorno delle menti libere emigrate nel mondo, che si sostanzia con una maggiore partecipazione politica delle persone libere, sostenuti dal profondo segno di speranza inciso in modo indelebile, dalla reazione dei ragazzi di Locri o dalla testimonianza di Gianluca Congiusta e dal passaggio in Calabria di Gianni Vattimo.>>

 

Questo è quello che ho tratto dalla lettura di questo libro. Non so quanti capiranno, quanti vorranno veramente capire. E’ certo che il riscatto non è nella paura, nel silenzio e nella speranza che gli altri parlino per noi. Il riscatto non è nel non riconoscere nemmeno a chi ha coraggio una sua dignità.

( diciamo la verità spesso sfruttiamo chi parla e chi ha coraggio per raggiungere i nostri scopi; forse le recenti elezioni comunali non ci hanno insegnato questo? Abbiamo già dimenticato oscuri individui, che il giorno prima sfruttavano la dignità degli altri contro quel sistema di potere, a cui loro poi hanno chiesto e sono scesi a patti, tradendo tutto e tutti!).Alla fine chi vale esce dal recinto e se ne va, chi rimane siamo noi calabresi.

Non riconoscere i valori altrui, non riconoscere l’impegno e l’onestà, è solo il modo di affondare sempre di più , fino a scomparire.

Non è vero che non ci sono soluzioni, la prima è quella di considerare i propri figli come veri individui, capaci di ragionare e soprattutto come uomini liberi. E’ necessario renderli uomini in fretta, lasciare atteggiamenti protettivi che non li aiuteranno nella vita e ancora più quando noi non ci saremo o quando ancora prima per l’età non potremo difenderli.

Nascondersi ancora con i propri dubbi e con le proprie perplessità, serve solo ad aumentare la rabbia contro tutti. Ma è una rabbia che consuma giorno dopo giorno, che assorbe ogni realtà, che asciuga ogni verità, che ci porta in una dimensione così piccola da non veder più nemmeno quello che succede davanti ai nostri occhi.

La verità è necessaria, come uno schiaffo dato a chi dorme e non vede i pericoli; forse a volte è necessario per riportare alla realtà, e forse è più amore uno schiaffo che ci fa soffrire insieme, che un farsi i fatti propri. Disinteressarsi degli altri è il segno che noi con il resto del mondo e con quello che è al di là, non abbiamo più niente  in comune, né niente da fare, nè da dire, nè da partecipare.