Opinioni

A Cerisano apologia del nazifascismo

Non riconosco più il mio paese

Gentile editore,
scrivo in qualità di cittadina, di studentessa, di giovane di questo paese. Ho familiarizzato per la prima volta con la parola “Olocausto” quando avevo 5 anni.Me ne parlò un giorno mia madre con toni pacati ed adeguati alla mia età. Ho divorato libri di storia alle scuole elementari, alle scuole medie, al liceo e  continuo a farlo ancora oggi che sono una studentessa universitaria. Il legame ancestrale con questa terra, con i suoi colori, con i suoi profumi e con le sue amarezze è fortissimo. Sono una ragazza che sogna di rimanere in Calabria una volta conclusi gli studi,che sogna di poter lavorare onestamente in questa terra, che sogna l’abbattimento dei clientelismi, dei nepotismi, del lavoro mafioso. Io amo la Calabria. Ma il mio paese, Cerisano, non lo riconosco più. Camminando lungo via Prato oggi ho notato con sgomento la serie di innumerevoli scritte filofasciste e svastiche disegnate sui muri. Poco dopo ho incontrato un amico. Quando gli ho detto ciò che avevo visto mi ha sorriso quasi commiserandomi e mi ha risposto “di cosa ti meravigli?, tutta la circonvallazione è cosparsa delle stesse scritte e tanti altri posti ancora”. Mi domando: è un paese civile questo? Un bambino che gioca a pallone per strada e vede una svastica sui muri o legge “Dux mea lux” che insegnamenti trae dal suo paese? Perché nessuno provvede a coprire quelle scritte? Ilaria Muoio