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SENZA VERGONA E NEL SILENZIO
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- Pubblicato: Domenica, 07 Settembre 2008 10:20
Sono un padre come tanti. E come tanti ad un momento della nostra breve esistenza, ci si aaccorge che l'interesse della vita, si è spostato da noi stessi verso questi figli. E come tanti, tutti noi per loro aspiriamo al meglio, a quello chhe ci è mancato, a quello che abbiamo desiderato per noi.Aspiriamo alla continuazione ttraverso queste nuove persone.La vita sta caambiando velocemente , così il mondo. Sotto i nostri occhi avvengono cambiamenti così rapidi, che quello che era ieri, già domani non sarà più.
Capisco la nostra frastornazione, la paura di non farcela. di non riuscire anche se il nostro impegno è il massimo. Ma può essere che ogn'uno di noi possa farcela singolarmente sulle spalle degli altri?Il Sersale era tra tutti , il gioiello più bello di questa comunità. Era il tesoro più grande sul quale eravamo seduti. Era per questo Paese , per un certo tempo, la speranza di un riscatto, la consapevolezza di avere la fortuna di possedere qualcosa che altri non avevano. Tanti padri, avevano sperato per i loro figli, la possibilità di avere un futuro nella propria terra a questo monumento, che per i cerisanesi era diventata la casa materna, la terra promessa.E non c'era solo illusione, ma la consapevolezza che questo Palazzo, attraverso o la Comunità Europea, o attraverso i Pit, e soprattutto per l'unicità del bene , tornasse a vivere e diventasse il centro del Paese. I progetti del resto venivano incontrto ad una molteplicità di figure professionali, persino quelle più qualificate. Formazione, incubatore imprese artigiane, creazioni artistiche , mostre e perchè nò anche ristorazione. Un Palazzo così grande ne permetteva la cnvivenzaa e anzi ci avevano spiegato che la sinergia tra le varie attività ne era volano di successo certo. Forse i nostri figli, non avranno il destino dei nostri padri e dei nostri nonni. Forse avranno la fortuna di poter vivere dove siamo nati e dove viviamo. Essere di cerisano, era come avere un orgioglio, era come avere una Patria propria. Il nome di questo paese era riconosciuto nella Calabria. Ebbene, il sogno è svanito. Cosa dirò a mio figlio? Devi fare il cameriere , la tua laurea qui non servirà a niente, dovrai partire, dimenticati queste montagne, queti paesaggi, dimentica persino tuo Padre e tua madre, perchè la tua vita sarà altrove.Ritorna per le vacanze. se puoi, magari con il nodo alla gola, ma ricorda anche questa terra così sfortunata, così piena di tesori inestimabili, luoghi, saperi, storia, ma così maledettamente sfortunata nei suoi dirigenti, nelle sue classi elevati, nel suo cinismo e pressapochismo. I nuovi arrivati della politica hanno dimenticato la visione della vita, hanno dimenticato che la nostra terra è anche radici fatti di codici esistenziali antichi, che richiamano alle identità delle persone, all'onore e alla dignità che hanno forgiato quei nostri avi, che sono anche loro costretti a emigrare da una terra bellissima, da anni ostaggio di mafie , politiche e consorterie. I nostri figli devono sapere, che anche quelli che sono partiti avevano quel senso di moralità publica e di sobrietà che manca ai nostri amministratori e che governa e guida quete terre martoriate e svendute."Figlio mio, anche questo Palazzo è perso, con esso tante speranze se ne vanno, scusami se ho subito in silenzio, avevo troppa paura. Scusami se a volte ho tentato anch'io di approfittarne, ma mi sentivo in colpa con te per non darti quello che ti spettava. Scusami se così facendo ho sporcato quella moralità antica che avrebbe dovuto appartenere più a me che a te e scusami se non ti ho fatto onore, scusa questa terra che per essere così egoista ti perde, Scusa, ma almeno fatti tu onore, perchè quello della generazione che guida oggi e ha guidato ieri è persa"
Luciani Luciano
Luciani Luciano