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Il "conte" lo sapeva

Egregio editore, perché prendersela tanto per una cosa che sappiamo intimamente tutti. Anche quelli che provano a dire il contrario, vivono la loro vita con la verità che gli stringe lo stomaco e gli sviscera le budella dalla rabbia e dal fallimento. Dicevo alcuni giorni fa, del vivere di idee per non morire di potere.

E morti sono quelli che aggrappati al potere tentano di sfuggire le ombre del proprio fallimento, che spesso esula il solo fatto politico, ma va altre. La dignità di ogn' uno , non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli. E nella incapacità di meritarla questa dignità, o nell'affanno a dimenticarla questa coscienza, trovo esilarante che queste persone accettino persino dio confrontarsi. Sarebbe per loro un suicidio non solo politico, ma persino personale, quali argomenti e quali strutture culturali potrebbero mai mettere in campo, su un terreno in cui la slealtà, le promesse da pinocchio i bla bla bla e le magie da  maghi zurlino a niente possono. Il campo del confronto è la capacità di sapere, e di sapere anche trasmetterlo. Non è pensabile per nessuno potersi fare regalare cose che si acquistano solo con una vita di sacrifici e di studi. Ecco perchè il loro unico campo sarà sempre e per sempre il campo del "millantatio, del falsificatio, del nullatio". La libertà purtroppo caro editore non è una cosa da tutti e nessuno la regala. La libertà è un dono che possiede solo chi non ha interessi inconfessabili, solo chi vive la propria esistenza magari senza agitare fazzoletti a simulacri o raffigurare fantocci di pezza per allontanare spauriti uccelli da raccolti privati ( spaventapasseri ). La libertà è un dono che ti consente di vivere senza quel senso di vergogna e di fastidio nelle viscere, senza quell'odio verso chiunque non la pensi come te, senza quella condanna comune, che comunque come odore di morte e non di vita, ti accompagna anche quando a te sembra che la gente ti aduli, e non capisci che lo fa turandosi il naso.                                     il conte di montecristo