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L'affondo del Conte
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- Pubblicato: Martedì, 05 Agosto 2008 08:32
Incapacità di avere idee per il Sersale, e giovani cerisanesi che hanno successo fuori dai luoghi natii.Questo si leggeva sulla cronaca di questi giorni; questa è l'amara verità, che già tante volte avevamo segnalato.Le migliori menti di questa comunità, sono costrette a emigrare per trovare un futuro adeguato all'impegno loro e dei familiari, fatto di studio e sacrifici. La comunità di cerisano emargina sistematicamente i migliori, le menti aperte e innovatrici, sacrificandoli sull'altare degli interessi politici di poche persone.
Adesso si scopre che non c'è nessuna idea per il sersale! Ma questa capacità di immaginare un futuro, di percorrere nuove strade . chi dovrebbe averla? i nostri amministratori? Questa è la Calabria, una terra ingrata con chi merita, una terra che fa emigrare le migliori energie, e rimane con i vecchi e quei giovani che o per scarsa intraprendenza o per attaccamento smisurato ai genitori , rimangono sapendo di avere un destino di sopravvivenza. Amministrare è capacità di ascoltare, coinvolgere le migliori energie, saper delegare a chi ha maggiori competenze. Ma questi amministratori sono terrorizzati di dover cedere anche piccole quote di gestione, per la paura di non avere più consenso. Consenso clientelare e non sui risultati. Allora ecco la distruzione e l'annientamento di qualsiasi risorsa, in nome del terrore, di ritornare cittadini qualunque, in una vita incolore , che è cambiata solo perché si ha una famiglia numerosa, o perché si sono fatte promesse a tutti nella certezza di non riuscire a mantenerle, o peggio ancora perchè si è accettato di essere strumento o voce di altri. La politica è diventata solo merce di scambio, DO UT DEs, ma gli attori di questa politica dubito riescano a tradurre questa semplice frase latina. Una comunità che ha svenduto non solo ideali, ma ha svenduto qualsiasi ipotesi di sviluppo, magari ha svenduto il Sersale,ma ha così già svenduto il futuro dei propri figli, che ha visto o vedrà partire.Ma questi genitori, protestano? o anche loro sono vittime del do ut des, o ancora peggio si sentono talmente inadeguati a lottare che fanno finta di non soffrire? E la comunità diventa uno stagno, e questi signori, figli di un epoca che non esiste più. hanno persino la presunzione di farci nuotare in questo stagno, e noi cittadini, fessi, ci buttiamo in questo stagno, mentre loro stanno a riva, convinti di arrivare all'altra sponda. Come siamo ridicoli, e se potessimo vederci dall'alto! che pena che saremmo! Se magari qualcuno ci ricorda la nostra situazione, che per la verità sappiamo già nel nostro intimo, ci sentiamo persino offesi. E si ! quelli strani, sono quelli che se ne vanno, sono quelli che ci dicono la verità, i migliori per questa comunità sono quelli che si esercitano nel pettegolezzo quotidiano e magari chiedono la fortuna ad un gratta e vinci e non a loro stessi. Il sersale regalato? E' meglio stare in silenzio per questa comunità, ma non il silenzio nobile della meditazione e della riflessione, ma il silenzio della paura, della complicità e dell'opportunismo. Poi pensiamo a come sia possibile farci guidare dai bla bla bla, dai maghi zurlì, dagli struzzi, le rane e dalla bande bassotti. E parliamo di meritocrazia! ma lo sappiamo cosa significa, ne conosciamo il peso della responsabilità?
Non scandalizziamoci per favore ! siamo meno ipocriti e non facciamo finta di scandalizzarci di un sistema in cui siamo in tanti ad essere perfettamente integrati. finiamola di gridare in piazza e il giorno dopo presentarci con il cappello in mano a chierdere una regalia. Ad agosto c'è da mangiare in montagna ben 2 volte, poi ci sarà la sagra dei cullurelli, poi quella dell'anguria, poi le castagne , i turdilli. Ma vogliamo arrovellarci il cervello sul Sersale, sulle pale eoliche, che ci può fregare se un figlio se ne va, troverà la sua strada, noi viviamo alla giornata, magnamo e compriamo il gratta e vinci almeno milionari ci sentiremo sempre in pectore. E se non ci diventiamo, almeno possiamo sfogare la rabbia e il fiele che ci stringe lo stomaco, spettegolando di questo e quello, tanto i puri siamo solo noi.
Il Conte di Montecristo