Uno sguardo dal "Palazzo" II puntata
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- Pubblicato: Martedì, 01 Marzo 2011 07:29
Il paese, la politica, gli uomini, la storia.
La “luna di miele” della nuova amministrazione, cioè i primi cento giorni del nuovo governo municipale, servirono al Sindaco e alla sua squadra per pianificare il lavoro dei mesi futuri senza tralasciare l’ordinario e, diciamolo pure, lo straordinario. Si rimetteva in piedi una macchina amministrativa, abulica, stanca, demotivata. Ricordo ancora la prima riunione di giunta, alla quale partecipavano oltre il segretario comunale, i due apicali responsabili dell’ufficio tecnico e dell’ufficio ragioneria presentatisi con una montagna di “proposte di deliberazione” confezionate dagli uffici, che evidenziavano macroscopici problemi sul fronte finanziario dell’ente. Il tredici maggio del 1993 l’amministrazione uscente, con propria deliberazione, aveva messo in mobilità cinque dipendenti perché ritenuti inutili, eccessivamente gravanti sul bilancio comunale. Sarebbe bastato non fare nulla, lasciare le cose com’erano, per alleggerire il bilancio e sbarazzarsi di chi ha profuso un impegno denigratorio, costante, contro il nuovo governo scelto dai cittadini. Invece uno dei primi atti della nuova amministrazione fu, di revocare la delibera, conservando il posto e lo stipendio ai dipendenti messi alla porta. Per gratitudine verso l’ente, verso il paese e verso quegli amministratori che sacrificarono risorse importanti, alcuni di questi si rifiutarono immediatamente di svolgere funzioni attinenti al livello di assunzione e negli anni si sono impegnati allo stremo svolgendo con acredine un ruolo politico all’interno della struttura comunale a favore di un progetto che oggi ha portato i suoi frutti: il fallimento. Non solo di questo fummo capaci, ancora prima, nel mese di luglio insieme al Sindaco ci recammo presso la direzione generale della Carical incontrando il dott. Calcagnile vice direttore generale dell’istituto di credito, illustrai all’alto dirigente il piano di rientro del debito, nello stesso tempo chiedemmo uno sforamento dell’anticipazione di cassa. Sapete perché? Per garantire almeno uno stipendio ai dipendenti comunali vista l’imminente Festa del Carmine. Intanto il Vescovo bussava a quattrini, a ragion dovuta. Diverse sono state le conversazioni telefoniche con il presule che aveva avocato a se la pratica impantanata nelle difficoltà gestionali e finanziarie del comune. Vantava ancora crediti per 300 milioni di lire oltre interessi maturati, da parte dell’ente. Il Comune non aveva questi soldi, il Comune non aveva soldi. Pensammo di coinvolgere l’alto prelato per ottenere dalla Regione Calabria un finanziamento straordinario, bastò una telefonata del Vescovo e l’attenzione del “principiano” Raffaele De Rango allora consigliere regionale che sollecitarono quel galantuomo dell’assessore Roberto Caruso, e la soluzione si sbloccò ottenendo un finanziamento di quasi 400 milioni. Disponemmo il mandato a favore della Curia, limitatamente al credito originario e usammo il resto per lavori al “palazzo”. Il Sindaco divideva le sue giornate fra il Municipio e il Palazzo Sersale. Al “Sersale”, il Sindaco, invitava i cittadini per illustrare loro l’idea di recupero funzionale dell’antica dimora dei duchi di Cerisano, con una passione smisurata oltre che con competenza acclarata, tessendo la tela istituzionale con le autorità regionali per il prossimo e imminente finanziamento che sarà di un miliardo e ottocento milioni di vecchie lire. Questa è storia. La storia recente del nostro paese. Fabrizio Zecca Continua.