Sersale: Addio alla memoria e al futuro

Palazzo SersalePalazzo Sersale di Cerisano, è stato edificato alla fine del XVI secolo dal casato De Gaeta, divenuto in seguito proprietà dei Telesio e poi dei Sersale. L'immobile di particolare pregio storico, artistico e architettonico, pervenne al Comune di Cerisano, da parte del Seminario Arcivescovile di Cosenza nel 1992. di Luciano Luciani

La costruzione si sviluppa in tre piani fuori terra per complessivi 2800 metri quadri , in un cortile interno e in due appezzamenti di terreno contigui e laterali uno di 500 metri quadri e l'altro di 900. Il Palazzo negli anni ha sempre avuto per la comunità di Cerisano una importanza affettiva notevole, molti vi hanno fatto le scuole, in questo Palazzo, tanti hanno partecipato a tutto quello che avveniva intorno a questo luogo, come per il cinematografo, o il presepe o altre manifestazioni. Nel 1991, anche la Comunità europea si accorge di questo pregevole manufatto e grazie ad alcune leggi Regionali di attuazione dei fondi comunitari, il Palazzo ottiene diversi finanziamenti per la ristrutturazione e il consolidamento.800 milioni nel 1991, poi 1 miliard0 776 milioni tra il 94 e il 95 , poi altri 452 milioni  nel 1996 (manca altro finanziamento di 2 miliardi fondi cipe n.d.r.) Tali finanziamenti sono vincolati alla realizzazione  di botteghe artigiane per l’artigianato artistico. Negli anni si susseguono le iniziative per dare una valenza a questo palazzo e soprattutto per dare ai giovani di Cerisano, una opportunità di lavoro qualificato. Ci ricordiamo il progetto Leonardo da Vinci, la progettazione presentata dal sottoscritto  per i por 2000 2006, la realizzazione della formazione professionale, ed in ultimo l'inserimento del Palazzo nel PIT 8 delle Serre Cosentine. Ad un cero punto, inspiegabilmente, l'amministrazione comunale decide di dare il Palazzo in gestione per dieci anni più dieci (quindi venti), in affidamento esterno, e per 30000 euro annui, poi diventati quarantamila in sede di aggiudicazione oltre ad una percentuale sul fatturato del 5%. Al di là delle domande che a breve saranno fatte a chi di dovere e precisamente:1 poteva l'amministrazione stravolgere l'idea progettuale per la quale la comunità europea aveva finanziato l'opera ? 2 poteva disimpegnarsi dal PIT 8 senza nessun atto e senza nessun avviso e dopo aver iniziato la fase di attuazione del PiT stesso. 3 poteva nel capitolato d'oneri configurare il contratto di affitto come gestione di azienda 4 poteva la giunta comunale stabilire un  prezzo minimo affidandosi alla media di incasso degli anni 2003 2005, senza affidarsi invece ad una valutazione tecnica? 5 poteva affidare attrezzature come l'aula informatica ed altre attrezzature che il Consiglio Comunale aveva stanziato per altre attività formative? 6 poteva quindi la Giunta fare questa delibera senza tener conto del Consiglio comunale?

 

Sono domande tecniche , a cui altri più capaci e titolati per la specificità dei temi,potranno e dovranno rispondere, anche per fugare serenamente alcuni dubbi che qualcuno potrebbe avere. MA QUESTA PRESENTAZIONE PER DISCUTERE DI UN TEMA A MIO PARERE PIU SIGNIFICATIVO Stamattina da un giornale locale di cui non dico il nome perché sarebbe immeritata pubblicità, si gloriava che i tecnici avevano fatto il sopralluogo ed aggiungeva una foto di questi tecnici insieme a nostri bravi e amati amministratori, che in posa dal palco, si compiacevano dell'opera. Io non capisco l'esultanza, certo che l'azienda ne farà un centro bellissimo. La stessa azienda è qualificata e non solo, grazie a questo affare, cercherà di fare quello che un imprenditore capace sa fare, e lo fa adeguando lo sforzo tecnico e finanziario alla location, che è notevole. Certamente avrà capito quali ottimi ricavi si riuscirà a fare. Ma, non scordiamoci che questi imprenditori, sorridendo ci dicono, che faranno quello che noi non siamo stati capaci di fare. Con il loro sorriso confermeranno che il sud non è capace non solo di fare, ma nemmeno di rischiare , di mettersi alla prova. Meglio mettersi con il cappello in mano, sperando che qualcosa per caso finisca sulle nostre tavole. Ma del fatto che la storia di ogni Cerisanese di una certa età, viene strappata violentemente, squarciando i petti e sottraendone uno spicchio di cuore e forse di ANIMA, NON INTERESSA A NESSUNO? Ma   del fatto, che ai nostri giovani, viene spezzata, ogni speranza e ogni futuro, che il Palazzo poteva rappresentare, sdraricandoli così dalla propria terra, non interessa? Si perché di strappo delle radici si tratta, e come giovani alberi strappati dalla terra natia , per portarli al ricco giardino del nord, i nostri giovani vengono trattati. E così la nostra comunità diviene come terra desertificata, vecchia, morente, dove solo ricchi stranieri ne succhiano le risorse. E questo ci dà contentezza, gloria? Lo dissi l'altra sera ad un genitore come me. Ma domani se un nostro figlio non avesse la fortuna di emigrare, e non avesse accettato una vita con la testa bassa, e se per la sua fierezza e per il suo amore per la propria terra e famiglia, avesse resistito allo sdraricamento. E se per questo un giorno avrebbe dovuto rinunciare ai suoi sogni, e se magari per questa sua libertà e intelligenza avesse persino perso la possibilità di compiere al fine a cui tutti siamo chiamati, e cioè di farsi una famiglia, e se ad un certo punto si fosse accorto che la società dei furbi e dei ladri e degli opportunisti l'avesse emarginato, forse.......................ci potrebbe dire: papà, mamma, perché non avete parlato, perché mentre portavano gli alberi migliori via, e desertificavano la nostra terra, e come sanguisughe si attaccavano alle cose di valore nostre, nessuno lottava? perché dicevi sempre fatti i fatti tuoi, perché allora non mi guardavi negli occhi mentre io fiero resistevo con onore     all' espianto dalla terra e da te, e inoltre per farti fiero non abbassavo la testa? Eutanasia, bene ha fatto altro giornalista a sapere andare nel profondo della notizia, non fermarsi al sorriso di chi sa di avere una strada spianata.  Altre cose sono importanti, la verità è celata nelle case di ogn'uno di noi, nel nostro silenzio reticente, negli inconfessabili motivi della nostra debolezza. Troppo facile registrare, la forza dei vincenti, troppo  facile scrivere la storia come vogliono i potenti. Troppo facile diventare strumento o megafono delle storie facili. Altre sono le storie che andrebbero indagate e portate alla luce, le storie silenziose, le motivazioni vere di certi comportamenti, i lacci, le manette, i guinzagli che frenano una comunità, questa è la storia inconfessabile e non raccontabile facilmente. CERISANO in meno di due anni viene soggiogato alla volontà di pochi, che non sensibili alla comunità, ma sensibili alle medagliette di latta sul petto, fanno e disfanno. Ma Cerisano è piegato anche dalla sua rassegnazione, e dalla pretesa di soggetti piccoli di guidare un dissenso, solo per manie di protagonismo. Soggetti piccoli, che alle prime difficoltà, passano le notizie all'avversario, pronti a consegnarsi ad esso, e pronti a trovare una giustificazione non nella loro inadeguatezza, ma nella adeguatezza di altri. Luciano Luciani