Ipocrisia bilaterale

Infastidisce la presenza della PRO LOCO

Quanti di voi hanno la possibilità di farsi un giro in paese al calar della sera? Pochi! Pochissimi! E sì, altrimenti il nostro borgo si animerebbe, parrebbe quanto meno un paese normale, il paese che vive i suoi luoghi, i suoi spazi. Ci chiediamo da qualche tempo il perché di questa involuzione irreversibile. La crisi? Quella c’è e i governi locali non fanno altro che acuirla, ma passeggiare per le vie del paese non costa niente. Saranno altre le ragioni dell’oblio. Il nostro paese sul finire degli anni ‘90 ha subito un attacco concentrico da più parti, sono stati utilizzati tutti gli strumenti necessari per invertire una tendenza che faceva di Cerisano un paese di successo, una rara eccellenza di questo maledetto sud. Un attacco “aereo” attraverso una campagna  stampa senza esclusione di colpi veniva messo in atto con l’appoggio “terrestre” di quel  coacervo d’interessi che hanno ordito, con successo, la strategia dell’odio, la tecnica della calunnia. Tanto ha portato alla vittoria elettorale coloro i quali si sono serviti di subdoli mezzi di cultura mafiosa. Questi hanno preferito ricevere risposte individuali passando all’incasso, non lasciando spazio alle politiche collettive e soprattutto prosciugando le casse comunali. Il paese nel corso di questi anni è arretrato socialmente, economicamente e culturalmente. Questo dato incontrovertibile è certificato dalla stessa amministrazione comunale che ha, sin dalla campagna elettorale, preso le distanze dal decennio appena concluso, salvo inserire nella lista parenti e affini dei rei del disastro e soprattutto affidandosi all’uomo responsabile del declino del paese: il Vice Sindaco Ivan Greco. Il paese aveva isolato i responsabili di questa stagione oscura, sono andati avanti malgrado inchieste giudiziarie sfociate in rinvii a giudizio, appoggiandosi l’un l’altro, reggendo sotto l’infida regia dello stesso medico fino alla fine della consiliatura. Qualcuno si era defilato per riacquistare un’improbabile verginità, per presentarsi al cospetto degli elettori per riacquisire posizioni di privilegio perdute. Il motivo centrale della campagna elettorale è stato il buonismo fino alla vigilia del voto quando gli esponenti della Primavera Cerisanese e di Cerisano al Centro si sono incontrati per recarsi a braccetto, presso il locale comando della stazione dei Carabinieri per denunciare la lista di Zecca di compravendita di voti, senza averne dopo il coraggio. Tanto bastava per creare un po’ di tensione. Sta in questo vile atto, la sintesi di tutto quello che era successo 10 anni prima, in sostanza si sono ritrovati coloro i quali hanno voluto e cercato la fine del nostro paese, si sono ritrovati insieme a combattere la stessa persona che combatterono insieme abbattendolo due lustri prima, utilizzando questa volta l’ambizioso Di Gioia che purtroppo per lui non è medico né fratello di medico. Oggi si scandalizzano della collaborazione della PRO LOCO con l’amministrazione comunale ma non postano le foto del presidente sul Blog della lista che è arrivata terza alle elezioni, per non toccare la suscettibilità di qualcuno, si guardano bene dal fare ciò, si prende di mira il vice presidente e si mette in bella vista la foto del fratello dell’altro candidato a Sindaco della lista Cerisano Mia, il quale pare abbia offerto agli avventori della manifestazione “A quadara”, un piatto di pasta e fagioli, evitando di tirare in ballo altri operatori economici che al momento delle elezioni erano posizionati nel settore Ultras della Curva Primavera. Viste le solite e stantie dichiarazioni trionfalistiche per un quasi “insuccesso”, e il livore che gli esponenti dell’amministrazione non nascondono in tutte le dichiarazioni pubbliche, in tutte le note stampa, in tutte le interviste, era opportuno non offrire la propria storia personale e le proprie abilità (Diamo a Cesare quel che è di Cesare anche se Mario Cipolla l'armonizzatore penserà che sarà solo merito suo) a chi non le merita (posizione ufficiale) ma questo lo potremmo dire noi che siamo “i cattivi”. I “buoni”, quelli ai quali è stato persino riservato il posto in prima fila in chiesa alle messe solenni, perché si agitano? Forse per continuare a non dare un futuro a questa nostra bistrattata comunità.