Il ritorno di Luciani

Ci siamo! Ta poco sarete serviti!

Proprio stamattina ho appreso che il maggio musicale, che era stato proposto ai Cerisanesi nel 2003, dal sottoscritto allora assessore, è stato adottato dal Presidente della Provincia di Cosenza . E da 2013, sarà persino Istituzionalizzato, insieme al concorso internazionale di Piano “ Luciano Luciani “. Da Napoli in giu è l’unico concorso internazionale, porterà a Cosenza migliaia di musicisti e decine di migliaia di visitatori. E Cerisano non l’ha voluto.  L’invidia è una brutta cosa, la presunzione è ancora piu brutta. Cosa si riceve a esercitare queste cattive passioni?  Niente, chi è capace continua a fare la sua strada, gli incapaci continuano a dire cazzate, il popolo bue continua a credere a bocca aperta diventando sempre più straccione. Cosi è stato per l’Expo Calabria Tour, per la Formazione Professionale e per il progetto Ginestra con l’Unical o il progetto Sersale con Sviluppo Italia.  In cambio abbiamo creduto alle palle di cannone di tanti, abbiamo creduto alle sagre paesane, ci siamo lavati la coscienza con l’euforia di un giorno. In Italia come a Cerisano, ormai siamo arrivati al capolinea. Gli incapaci, i professionisti del consenso dell’imbroglio elettorale, non sanno affrontare i problemi, ma continuano a sparare palle di cannone, sedie impagliate, e pagliette di piume di struzzo.   I soldi però sono finiti, miei cari concittadini, anche chi ha un impiego pubblico rischia grosso, forse rischia piu degli altri se scivola il sistema. E poi?  A quale Santo vi rivolgerete? Ma forse i Santi questa volta non saranno disposti a sentire.

Il POTERE tra vero carisma e seduzione delle bugie

I potenti credono di essere carismatici invece sono solo dei seduttori di bugie. Ogni volta che mi avvicino al potere mi allontano con rabbia e disprezzo.Il potere si circonda di servi e adulatori, si nutre di falso e di privilegi, si esalta nella soprafazione, e gode nell’annientare chi si oppone.La colpa di questo abuso è per un terzo dei potenti, per un terzo degli adulatori e conniventi e per un terzo del popolo che non si ribella. Quel che è tragico che i potenti scambiano per carisma , quello che è solo seduzione. Cio che luccica non sempre è lucente, il potere fa brillare ma non di luce propria; c è chi comanda perché brilla di luce propria, e c’è chi luccica perché comanda. Il seduttore cerca la fama, al carismatico si addice la gloria. L’apoteosi del primo è il successo, del secondo la grazia. Il primo cerca l’applauso, il secondo suscita ammirazione. Il carismatico non compiace l’interlocutore come fa il seduttore, ma rimarca la distanza e lascia emergere la sua superiorità. Il seduttore genera confidenza e complicità , si abbassa al livello dell’osservatore per condurlo a se, il carismatico al contrario trascina i seguaci, con la sua lungimiranza. Se vuoi giudicare un  potente, spoglialo nella tua mente del suo potere, pensalo nudo dagli incarichi che ricopre, privo  della sua corte di adulatori e conniventi; se denudato del suo potere, di lui resta poco o nulla, vuol dire che lui vale poco o nulla. Le persone per bene, le persone sagge non riescono a vivere accanto al potere, accadde a già a Platone con Dionigi Ii, accadde ad Aristotele, con Alessandro e accadde a Seneca con Nerone. E’ la natura stessa del pensiero saggio, che predilige l’indipendenza al comando, la solitudine alla corte, il raccoglimento alla dispersione. Al saggio conviene non offrire consigli, ma lasciare che altri colgano i frutti dal suo albero. A chi obietta che le idee cosi sono gettate al vento, rispondo che è giusto cosi; è al vento che le idee si devono offrire. Sarà il vento a portarle, impollinando fiori lontani, o disseminandole nell’aria, come offerte votive. La saggezza giova, non serve. Nei potenti, in questi seduttori, vedo solo Horror vacui, esorcizzato e mascherato nella glorificazione di sé, e cupio dissolvi, mascherato dal viso beffardo, con le sopraciglia alzate a rimarcare il lugubre sorriso.  Nei loro visi si coglie il loro combattimento per la morte e non per la vita. Le rughe che scendono accanto alle labra segnano una sete cattiva di vendetta. Nel loro sguardo si nota una meticolosa ferocia, l’algida voglia di farla pagare, un risentimento di inferiorità e di subordinazione a lungo covato. In loro non c’è tensione ideale verso il nuovo, ma una biliosa carica di odio sedimentato nel tempo che si ciba del passato. E’ gente cresciuta nell’ombra, vissuta di riflesso, che non ha costruito nulla e nutre solo rancori. Recitano un a tragedia , mors tua vita mea, solo che non comprendono di essere legati allo stesso destino dei loro nemici. Perché carnefici e vittime sono uno dentro la parabola dell’altro, e anche per loro è la estrema stagione, non sopravviveranno alla fine dei loro popoli che essi  provocheranno. Si salveranno pochi …………………….eletti Luciani  Luciano