Curiosità

Ci pensi il Padreterno!

Don Enrico Parroco di CerisanoLe polemiche sui preti, sulle congreghe, fra confratelli hanno suscitato un interesse straordinario fra i visitatori del Portale Cerisano in Rete. Pare che lo stesso interesse animi il dibattito paesano. Il tutto offre  alcuni elementi d’analisi e valutazione del fenomeno: 1) Spicca il ricorso all’anonimato, fatti salvi Pierfrancesco, Moreno e Roberto Perri. 2) Il dibattito aperto sul Blog  mostra evidente la fidelizzazione verso il gruppo di appartenenza. 3) La frantumazione dei vecchi blocchi Carmine-Rosario. 4) La caratteristica “familistica” della polemica.

Un’evoluzione repentina, frutto di malumori, che evidentemente covavano da tempo, che sono esplosi con l’accelerazione impressa  dall’apostolato del nuovo Parroco  Don Enrico Trombino. Don Enrico è un leader carismatico che in brevissimo tempo ha raccolto a se, attorno alle attività parrocchiali, attorno al suo abito talare, un nutrito numero di fedeli, rendendoli protagonisti nell’impegno quotidiano. Il suo attivismo e le sue attività hanno minato la secolare autonomia delle Confraternite. Organizzazioni para religiose che sin dal settecento hanno influenzato e si sono lasciate influenzare dalle dinamiche della società cerisanese. Rette dai notabili paesani hanno, con le loro divisioni, regalato al paese una connotazione ben precisa che semplicisticamente può tradursi nel Paese delle due Madonne. Poco impegno sociale, poca solidarietà,  inesistenti iniziative caritatevoli. Feste più o meno bene organizzate dagli anni 80 in poi hanno riacceso la passione “pagana” impegnando i quattrini che generosamente gli abitanti di Cerisano elargivano alla richiesta porta a porta dei comitati che si sono succeduti. Dagli anni 70 le difficoltà gestionali delle confraternite hanno permesso a chi notabile non è, o a chi notabile pensava di diventare, vestendo il “mozzetto”, di poter aspirare alla carica di Priore, alla “guantiera” del giorno della Festa, a custodire magari il mantello della Madonna. Unico denominatore comune per Patrizi e Plebei è il mantenimento delle Monumentali Chiese. Don Enrico arriva in paese animato da tanta buona volontà per cancellare questi aspetti negativi della fede. Don Enrico, però porta con se la caratteristica naturale dell’essere figlio di questo paese, un paese maledettamente diviso su tutto. Probabilmente, senza volerlo ha alimentato ulteriormente le divisioni. In queste divisioni si sono inseriti svariati egoismi, che esulano dall’essere Cristiani, dal vivere la Religione come impegno per gli altri. Queste divisioni hanno messo in luce un peccato di lesa maestà, sul quale è scivolata soprattutto la Congrega del Rosario. Le divisioni hanno creato in taluni persino l’illusione di poter usufruire di uno sponsor importante nell’attività politica.  Le divisioni, elementi distintivi dell’essere cerisanesi (due di tutto), hanno armato  le “squadre” contro il parroco (a dire il vero senza convinzione) e se ne  sono costituite  di nuove armate, a loro volta, contro le organizzazioni confraternali. Evidentemente anche le Congreghe locali hanno subito l’influenza della rivoluzione sociale del sessantotto. Non a caso il processo di trasformazione inizia negli anni 70.  Ma si sa, la revisione storica ad opera degli stessi padri di quella  stessa rivoluzione culturale che avrebbe dovuto sfociare in emancipazione,  arrivando puntuale,  delinea le negatività di quel momento storico. Sarebbe giusto ripiegare con un atteggiamento riparatore.  Prendendo per buona l’organizzazione Feudale.  Questi stolti parvenu ai quali erano state delegate funzioni per investitura, vestendo cariche elettive più o meno rappresentative si spoglino dall’arroganza di sentirsi importanti, si facciano definitivamente da parte ritornino  allo stato che a loro  si confà: quello della sudditanza. Invochino la guida di chi possiede le caratteristiche necessarie per affermarsi nella comunità e fra le comunità. Un ritorno al passato necessario indispensabile. Mons. Emilio Aspromonte emissario del Vescovo e padre spirituale delle confraternite ha fallito la sua missione  di pace. Il Vescovo in persona ha deciso, dall’alto della sua saggezza, di intervenire con un decisione forte. Restituire ai legittimi proprietari le chiavi delle Confraternite.  Sperando che le battaglie cessino, che gli animi  si raffreddino e che tutti possano prepararsi ad una bella Festa del Carmine alla cui guida della Processione ci sia Proprio il Metropolita di Cosenza e Bisignano, per offrire l’indulgenza ad un paese di peccatori.