Uno sguardo dal "Palazzo"

Il paese, la politica, gli uomini, la storia.

Vent’anni, un intervallo di tempo che per qualche ragazzo può sembrare un’eternità mentre per chi è avanti negli anni sembra l’altro ieri. Vent’anni di storia che qualcuno vorrebbe cancellare, ammantare o miseramente taroccare. A volte ritorna comoda,  a volte da ripudiare. Il Palazzo situato nella parte alta del paese, vent’anni fa, altro non era che “u simminariu”. Uno stabile decadente, imbruttito dalle esigenze di ampliamento della Curia Cosentina, abbandonato dalle scolaresche rumorose e persino da Don Gabriele che l’abitò in solitudine per tantissimi anni. Il compianto Vescovo Trabalzini per completare il nuovo seminario cosentino, lo mise in vendita offrendolo al Comune di Cerisano, quasi a svenderlo, per far cassa. Perfezionò l’acquisto, il Sindaco Mazzuca sul finire degli anni ’80 per poco più di 800 milioni delle vecchie lire attingendo a un finanziamento della Regione Calabria per  la realizzazione di botteghe artigiane, tuttavia la somma comprendeva parte di lavori di ristrutturazione e di progettazione. Per questo motivo la cifra corrisposta per l’acquisto si aggirò attorno ai 500 milioni delle vecchie lire, rimanendo, il comune, debitore di 300 milioni sempre del vecchio conio nei confronti della curia cosentina proprietaria dell’immobile. Correva l’anno 1993, il giorno sei del sesto mese, una ventata di cambiamento soffiò sul nostro paese. La lista guidata da Franco Caputo vinse le elezioni e il nuovo Sindaco, senza indugiare, si occupò del cinquecentesco manufatto.  Bloccò immediatamente i lavori di “distruzione” convocando i progettisti per illustrare loro l’idea di utilizzo, e diciamolo pure, sostituendosi ai tecnici con la matita in mano per ottimizzare la distribuzione delle aree coperte e scoperte e mettere su carta le sue idee in continua evoluzione stante la scoperta d’importanti opere architettoniche dell’impianto originario, peraltro riportate sui testi che lo storico Luigi Bilotto aveva pubblicato, inspiegabilmente fino a quel momento non consultate. Dopo soli 30 giorni dall’insediamento della nuova amministrazione, utilizzando le risorse umane presenti in municipio per una pulitura sommaria delle sterpaglie e dei rovi che soffocavano la nobile residenza ducale, il Cortile del Pozzo, si proprio il cortile di quel monumento che incominciava a somigliare ad un rudere, diveniva teatro di una manifestazione che ebbe molto successo anche negli anni a venire: "Classica al Palazzo". Un cartellone di concerti da camera allestito a  costo zero che voleva comunicare la voglia di rinascita per l’intera comunità con il Palazzo che ricominciava a vivere. Il “Palazzo”, non più “u simminariu”, il Palazzo Sersale. In quei trenta giorni vennero a galla problemi finanziari raccapriccianti. La banca non permetteva di sforare l’anticipazione di cassa che ammontava a 800 milioni delle vecchie lire a fronte dei 500 consentiti, con i dipendenti che non percepivano lo stipendio da mesi. L’ENEL inviò persino un tecnico per tagliare la corrente dello stabile comunale per via della morosità dell’ente pari a 200 milioni delle vecchie lire, i mezzi comunali non potevano rifornirsi di carburante per mancanza di liquidità e per questo lo stesso Sindaco anticipava giornalmente i soldi per il rifornimento. Una situazione tragica che dopo qualche mese si dimostro più leggibile nelle sue macroscopiche dimensioni. 4 miliardi delle vecchie lire di debiti verso gli enti previdenziali, verso i fornitori, verso le banche. Tuttavia, senza vittimismo, il paese s’incamminava pian piano verso una nuova dimensione, anche facendo musica, anche facendo cultura, senza rinunciarci, senza piangersi addosso. Questa è storia. La storia recente del nostro paese.  Fabrizio Zecca Continua