Il giorno dopo

Pare, nulla sia accaduto.

Silenzio, quasi quello che si concede ai defunti.  Smarrimento, quasi quello di chi ha perso un amico vero o una speranza. L’aria umida e pesante è intervallata  ogni tanto dagli imbecilli del clacson, che provano a sfogare il loro auto risentimento di vite inutili! Gli sfoghi anonimi trovano albergo  nel virtuale mondo parallelo, testimonianza che  attraverso l’insulto, taluni provano  a trovare quella soddisfazione di sé che non conosceranno  mai. Ma anche chi ha la fronte cinta di alloro, sembra smarrito, l’alloro è diventato pungente come un rovo. Avverte un Paese diffidente, sa di aver fatto la marachella che anche se nessuno  contesterà, è nella coscienza comune. La consapevolezza di avere poco da agire, da incidere. La certezza di non poter muovere una virgola, un privilegio, uno spreco. Il sapere che i prossimi mesi tutto  potrebbero trasformarsi in un giudizio terribile, che mai nessuno ti esprimerà leggibile, ma incontrerà ogni momento nell’incrociare gli sguardi. Altri intanto escono di scena con il marchio di infamia, con l’ anima in pena e  il cuore di pietrificato di fronte l’attesa di anni di ignominia  e condanna umana da affrontare, prima che tutto finisca e si subisca l’affronto peggiore. Colui che indemoniato,  ha assimilato  le sofferenze inflitte, nella propria carne e  nella povera anima, facendo persino soffrir congiunti e amici; è già da tempo rimosso non solo dal giudizio, ma dalle menti delle genti, e ramengo ha già iniziato il suo vagar da derelitto e da detrito. E chi curatore di corpi, ha voluto curare persino  le anime imprigionandole ; ne  ha collassato e perso la sua, che vagherà ancora per qualche anno , dannata e maledetta, in attesa di essere afferrata dalle ombre ululanti, che usciranno dalla terra; e li’ la imprigioneranno per sempre. E cosi’ ci si sente seppelliti in una tomba, vivi, ma nella impossibilità di uscirne………………………….. Come questo popolo incolpevole, come  me in questa rupe.

Il conte di monte cristo (Luciano Luciani)