Il Convegno sulla casa del sorriso
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- Pubblicato: Domenica, 03 Giugno 2007 08:29
A proposito di Confraternite
Venerdì primo giugno, nella cappella del Rosario della Chiesa di San Domenico, è stato illustrato il progetto della “Casa del Sorriso”. Accademia degli “ultimi” ha raccolto delle impressioni che pone all’attenzione dei naviganti. Dopo due secoli di vita della Confraternita del Rosario, spesa, soprattutto, per il mantenimento della monumentale Chiesa e per l’organizzazione delle attività paraliturgiche, alla conclusione del mandato elettivo l’amministrazione laica della confraternita promuove la nobile speranza di dar vita ad un istituto di solidarietà, attraverso l’utilizzo dell’ex convento dei Domenicani, in fase avanzata di restauro. L’ultimo, in ordine di tempo, ad interessarsi della storia delle confraternite è lo storico Luigi Bilotto, attraverso un paziente studio documentale che, vuoi per una appartenenza di parte, vuoi per una deformazione professionale da storico puro, è omissivo di alcune vere ragioni dell’esistenza delle confraternite nella nostra comunità. Bilotto ci ricorda che il tentativo di dar vita ad una confraternita nella sede parrocchiale è durato meno della stagione necessaria affinché la tramandazione orale possa essere giunta nella nostra epoca. A nostra memoria il tentativo di Don Gabriele Vencia parroco dal 1973 al 2006 di istituire una amministrazione laica alla Parrocchia si è limitato a due trienni con due priori Luigi Mazzuca e Luigi Greco. Ritornando alla vecchia tradizione, con la gestione economica assunta dallo stesso Parroco. In epoche diverse, stesso risultato. C’è qualcosa di particolare e di unico almeno nella nostra realtà cosentina? Forse si!
Dagli anni 50 le confraternite, oltre al mantenimento delle chiese intese come strutture monumentali, si sono occupate tendenzialmente dell’organizzazione delle feste civili in onore della Madonna. A luglio quella del Carmine ad Ottobre quella del Rosario. La gestione era affidata ad un priore coadiuvato da tre assistenti, in carica per un biennio o massimo un triennio. Il priore stesso individuava il suo successore proponendone l’investitura. All’inizio degli anni 80 questa formula cominciò a non funzionare più. Erano poche quattro persone per sobbarcarsi l’organizzazione delle feste e la gestione economica della chiesa, ed era difficile per il priore individuare il suo successore. Le direttive diocesane tendevano a istituzionalizzare le confraternite attraverso un regolare atto costitutivo regolarizzato dal notaio, con un’organizzazione di tipo elettivo e così la nuova formula ovviò alle difficoltà di individuare la gestione laica delle confraternite.Gli anni ottanta si identificano come anni di crisi per le confraternite con una difficoltà oggettiva di partecipazione della comunità alla gestione delle stesse. Successivamente le confraternite tentarono una invasione di campo su settori di competenza diversi dall’oggetto sociale delle congreghe. Il Civis eximius su tutti. Probabilmente scaturito dalla ricerca ossessiva di novità a seguito di una forte campagna stampa contro i costi delle feste. Mentre nella congrega del Rosario la presenza di esperti teologi canalizzava gli sforzi in attività nuove che guardavano ad una chiesa moderna più che ad un vecchio culto. Anche questi ultimi, però, attraverso la spettacolarizzazione delle attività Pasquali e Natalizie, che avevano più un senso di sfida verso l’altra confraternita, alimentando nuove tensioni di origini diverse da quelle che caratterizzarono le due confraternite alla fine dell’800 e per i primi decenni del 900.
Le tensioni, hanno origine diversa, dunque…. e questo è l’aspetto più delicato e più intrigante di tutto ciò che concerne, lasciateci passare il termine, il folklore che circonda il fenomeno confraternite. A nostro avviso, una delle colossali baggianate, che l’aneddotica sulle congreghe racconta, è quella relativa alla presunta nascita della confraternita del Carmine espressione del popolo contro quella del Rosario espressione della nobiltà. A noi sembra inverosimile questa teoria da entrambe le angolazioni. E’ inverosimile quella relativa alla presunta nobiltà dei rosarianti altrettanto inverosimile quella sui carmelitani popolani rivoluzionari armati di badile, piccone e cazzuola per costruire il proprio avamposto. Il dipinto ospitato nella cappella della congregazione del rosario che ritrae il Duca Sersale genuflesso davanti alla Vergine del Rosario, conferma che i Sersale fossero congregati del Rosario ma solo perché c’era solo quella chiesa all’epoca. Evidente che cattolici praticanti frequentavano la chiesa del Rosario. L’iconografia ha suggerito di utilizzare il dipinto per alterare la verità. Non si discosta di molto dalla verità, la nostra interpretazione circa l’uso delle confraternite per fidelizzare parte di popolazione. Un reclutamento di popolo per fini diversi da quelli religiosi. Un reclutamento che serviva ad alimentare il potere di due piccole borghesie che si fronteggiavano, due borghesie che guidavano le due confraternite. Vi chiederete quale potere? Provate a pensare che cosa poteva essere Cerisano nei due secoli passati. Ma pensate che alla guida delle confraternite ci possa essere stato uno del popolo? E pensate che alla guida del paese non ci possa essere stato che uno di loro?
Continua……..